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Sudafrica con i bambini: il nostro itinerario lungo la Garden Route

Itinerario Garden Route

Dopo la prima settimana immersi nella savana sudafricana, tra safari di terra, safari self-drive nella riserva di Hluhluwe, safari fluviali nell’estuario di St. Lucia, attraverso il nord del Sudafrica e il piccolissimo stato dello Swaziland, siamo arrivati a Durban. Da qui un volo diretto a Port Elizabeth ci ha catapultati in uno scenario diametralmente opposto fatto di oceani, onde e surfisti, pinguini, balene, cittadine dell’entroterra di epoca vittoriana, immense distese di vigneti e tantissime riserve  da visitare. Tutto questo è ciò che abbiamo trovato durante il nostro itinerario lungo la Garden Route, la strada più famosa del Sudafrica da percorrere rigorosamente in auto e con il tempo che si merita, data la varietà di paesaggi, vegetazione e fauna che si possono trovare.

Per percorrerla tutta, da Port Elisabeth a Città del Capo, sono circa 300 km, noi abbiamo fatto 3 tappe e impiegato 5 giorni. Non vi nascondo che lungo questo itinerario ci sono tantissime cose da fare e da vedere e forse un giorno in più ci sarebbe voluto perchè qualcosa (poco) l’abbiamo dovuta tralasciare.

Abbiamo soggiornato per due notti a Kysna, punto strategico e centrale dell’itinerario e una notte ad Arniston, ultima prima di arrivare a Città del Capo.

Comincio subito a raccontarvi l’itinerario lungo la Garden Route, partendo dal lungomare di Port Elisabeth dove le immense spiagge, le onde, i surfisti e il bagnasciuga colmo di meravigliose conchiglie hanno catturato fin da subito il nostro sguardo. Abbiamo percorso in auto tutto il Marina Drive, fino ad uscire dalla città, fermandoci in moltissimi punti panoramici.

Uscendo da Port Elisabeth, ci siamo fermati a Jeffreysbay, la patria dei surfisti, famosa per la leggendaria Supertube, ovvero l’onda più perfetta al mondo che i surfisti dicono di dover cavalcare 1 volta prima di morire.

Qui abbiamo lasciato la macchina, camminando fino alla Supertube Bay e ci siamo catapultati in spiaggia ad ammirare questi acrobati dell’acqua. Ce ne sono tantissime, che scendono le scalinate di legno come noi, attraversano le dune di sabbia, tirano su la muta e e si tuffano, rincorrendo onde altissime e facendo godere a noi dalla riva, uno spettacolo da brivido.

Personalmente sarei rimasta per ore a guardarli e fotografarli!

Da questa baia, il nostro navigatore ci ha fatto percorrere una strada (sterrata) in direzione Francy’s Bay per visitare il faro di Cape Francys. Una bellissima passeggiata lungo la sabbia fino al faro, senza però ancora avvistare nessuna balena all’orizzonte, uno delle attrazioni di questa zona.

A poca distanza dal faro, c’è comunque un piccolo ospedale dei pinguini dove abbiamo fatto visita per vedere le cure che vengono date a questi animali feriti, che poi vengono rimessi in libertà.

Incamminandoci verso Kysna, volevamo fare sosta al Tsisikamma National Park ma purtroppo siamo arrivati dopo le 17, orario di chiusura del parco.

Tenete presente le distanze e gli orari (piuttosto anticipati) di chiusura dei parchi e delle riserve. Lungo questo itinerario ci sono tantissime soste da poter fare e vedrete che il tempo sembrerà non bastare mai!

Il giorno dopo, da Kysna, abbiamo ripercorso indietro 40 km della N2 per arrivare a Pettenberg Bay e andare a visitare la Monkey Island, una grande riserva abitata da 11 specie diverse di scimmie che qui vengono rieducata alla vita dopo aver vissuto negli zoo o in case private. Ci sono le scimmie cappuccino, la scimmia Spiderman, i lemuri, i buffissimi gibboni e le scimmie sudafricane.

La guida ci ha illustrato le abitudini di ognuna di queste specie mentre le osservavamo fare acrobazie fra gli alberi, farsi i dispetti, contendersi il cibo, rincorrersi e sgranocchiare noccioline.

Qui la parola d’ordine è solo “state attenti agli occhiali da sole” 😀

Mentre mio figlio è andato alla caccia della scimmia Spiderman, io mi sono incantata con i  gibboni che non avendo la coda per appoggiarsi, ci passavano davanti sostenendosi con le mani… troppo buffi!

Lungo il ponte sospeso alto 200mt, alcune scimmie dispettose non volevano farci passare, ma alla fine si sono convinte a non rubarci nemmeno un cappellino!

Per visitare questa riserva, con la guida solo in inglese, è possibile fare un biglietto cumulativo per visitare anche la voliera Bird of Eden e Junkani, il santuario dei felini. Dal momento che la voliera era nei nostri piani e i leoni non li avevamo visti purtroppo durante i nostri safari, abbiamo optato per questo tipo di biglietto.

La voliera Bird of Eden è qualcosa di inimmaginabile. Tutti noi avevamo in mente uno spazio circoscritto e invece quando ci siamo trovati dentro, ci siamo resi conto dell’enorme spazio protetto che l’uomo è riuscito a ricreare per far vivere questi animali dentro la riserva. 200 mq di volta sopra la foresta danno rifugio a specie di uccelli poco conosciute, tipiche della zona e dai colori mozzafiato. La riserva è percorribile attraverso un comodo sentiero su passerella di legno dove personalmente mi sono fermata mille volte per fotografare questi bellissimi esemplari.

Tutta la riserva comunque si visita in circa un’ora di cammino.

Ultima sosta è stata a Junkani, il santuario dei felini dove questi animali vengono condotti, dopo essere stati salvati dagli zoo o, peggio ancora a detta della guida, dalle case private. Molte persone infatti, in tutto il mondo, adottano questi animali della savana, non pensando al male che possono arrecare loro facendoli  vivere al di fuori del loro habitat naturale. Così per essere reinseriti nel loro ambiente, vivono un periodo di rieducazione in queste riserve per riprendere contatto con la natura. Qui sempre con un ranger della riserva abbiamo visto, anche da vicino, leoni, tigri, leopardi, puma, giaguari, leoni albini, iene e linci.

Come potrà la gente prenderli come animali domestici?

Tra l’altro, come ci spiegavano, in casa diventano aggressivi, motivo per cui poi vengono ceduti dai loro padroni. Ed è sempre per questo motivo che continuano ad essere aggressivi per un lungo periodo, tant’è che sugli alberi erano ben visibili i segni delle loro unghie.

Non è stato come vederli facendo un safari, ma mio figlio è riuscito finalmente a vedere il suo tanto amato leone e a fargli un sacco di fotografie! Non voleva venire via… il suo animale preferito davanti a lui… gli brillavano gli occhi da quanto era emozionato.

Così, dopo una giornata intensa di emozioni, non ci è rimasto che rientrare a Kysna e goderci una bellissimo tramonto dal Waterfront su questa bella laguna, oltre che cercare un bel ristorante per gustare la specialità della zona: le ostriche!!

Qui si conclude la prima parte del nostro itineario lungo questa incantevole strada ma potete continuate a leggere le tappe successive fatte lungo la Garden Route che ci hanno condotto fino a Città del Capo.

Dove mangiare percorrendo l’itinerario lungo la Garden Route

A Port Elisabeth

 

A Francys Bay

 

A Kysna

 

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