Se dovessi descrivere l’Abruzzo con una sola parola, sceglierei “sorprendente”. È una terra che non urla per attirare l’attenzione, ma che ci ha accolto con la gentilezza silenziosa di chi sa di avere tesori immensi da mostrare.
L’estate scorsa abbiamo deciso di dedicare una settimana intera a questa regione, partendo da Firenze con un obiettivo chiaro: volevamo un viaggio che fosse un mix perfetto tra trekking, scoperta di borghi medievali e, infine, il relax (ma attivo!) lungo la costa.
Spesso sottovalutato rispetto alle più blasonate regioni vicine, l’Abruzzo ci ha invece regalato un’esperienza di turismo genuino che raramente abbiamo trovato in Italia. Qui la vita da turista ha ancora un costo accettabile – a tratti quasi sorprendente per la qualità offerta – e l’accoglienza delle persone ci ha fatto sentire subito a casa, mai un “numero” da spennare.
Abruzzo: Un itinerario tra terra e mare
In questo post vi porto con me lungo un itinerario di 7 giorni, costruito anche grazie alle dritte di un’amica che lo conosce bene e che in ogni tappa ci ha fatto battere il cuore:
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Siamo partiti da L’Aquila, la città che sta rinascendo e dai paesaggi lunari di Campo Imperatore (il “piccolo Tibet” d’Italia).
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Abbiamo esplorato borghi incantati di Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte e la scenografica Rocca Calascio.
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Ci siamo immersi nel verde della Majella e tra le acque cristalline del fiume Tirino.
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Siamo scesi verso sud fino a toccare il mare, pedalando lungo la Costa dei Trabocchi, dove le antiche macchine da pesca diventano palafitte magiche per cene indimenticabili.
Che siate amanti delle camminate zaino in spalla o che stiate viaggiando con lentezza, l’Abruzzo saprà stupirvi.
Ma passiamo alle tappe dettagliate della nostra settimana in Abruzzo tra arrosticini cotti sulle fornacelle, confetti colorati e tramonti che tolgono il fiato.
Giorno 1: L’Aquila e l’anima di Santo Stefano di Sessanio
Siamo andati diretti a L’Aquila e abbiamo dedicato tutta la giornata a visitare la città e il suo centro storico; ci ha fatto male vedere ancora molte chiese chiuse dopo il terremoto, ma la rinascita è palpabile.
Molti infatti pensano che il centro sia tutto un cantiere, ma la verità è che passeggiare tra i suoi corsi principali (Corso Vittorio Emanuele e Corso Federico II) è stata un’esperienza potente: abbiamo visto la storia che viene curata e restituita alla bellezza. Ed è questo il primo consiglio che mi sento di dare: perdetevi tra le strade della città, scoprite le tantissime chiese che ci sono e respirate l’aria di rinascita che si percepisce in ogni angolo.
Cosa vedere a L’Aquila in un giorno (itinerario a piedi):
- Fontana Luminosa e Forte Spagnolo: la fontana è il punto di ritrovo degli aquilani, con il Gran Sasso che svetta sullo sfondo. Proprio lì vicino c’è il maestoso Forte Spagnolo (il Castello) con un bel parco intorno per fare una passeggiata;
- Basilica di San Bernardino: Scendendo verso il centro, ci siamo fermati in questa basilica dalla facciata rinascimentale unica
- Piazza Duomo (o Piazza del Mercato): È il cuore pulsante della città dove si trovano la Cattedrale di San Massimo e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio (nota come le Anime Sante), con la sua splendida cupola che è diventata il simbolo della ricostruzione.
- Fontana delle 99 Cannelle: si tratta del monumento iconico de L’Aquila. E’ una piazza trapezoidale dove si trova una fontana limitata su tre lati da una parete marmorea a scacchi bianchi e rosa con 99 mascheroni, uno diversa dall’altro. Rappresentano i 99 castelli che, secondo la leggenda, fondarono la città.
- la Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Poco fuori dalle mura si trova questa che per me è stata la chiesa più spettacolare de L’Aquila con il suo rivestimento a scacchi in pietra bianca e rosa, che al tramonto prende dei riflessi caldi incredibili. È il luogo dove fu incoronato Papa Celestino V (quello del “gran rifiuto”) ed è qui che si trova la prima Porta Santa del mondo, dove ogni anno si celebra il rito della Perdonanza Celestiniana
Dove mangiare a L’Aquila: noi ci siamo fermati da “Arrosticini Divini” in Via Castello. Abbiamo mangiato ai tavoli all’aperto, ordinando ovviamente gli arrostiti fatti a mano, ma anche il famoso tiramisù allo zafferano.
La sera siamo andati a S.Stefano di Sessanio dove abbiamo dormito 2 notti. E’ un borgo che sembra uscito da un libro di fiabe medievali. Dormire qui è un’esperienza che consiglio assolutamente: è un borgo interamente recuperato con la logica dell’hotel diffuso, silenzioso e perfetto come punto d’appoggio per esplorare il Gran Sasso.
Giorno 2: il “Piccolo Tibet” e la magia di Rocca Calascio
La mattina dopo siamo partiti direzione Campo Imperatore.
Appena arrivati ho capito subito perché lo chiamano il “Piccolo Tibet”: l’altopiano è immenso, selvaggio e regala un senso di libertà incredibile. Le opzioni per camminare sono infinite, noi abbiamo scelto un itinerario molto panoramico.
Abbiamo lasciato la macchina all’Osservatorio e abbiamo fatto un anello (Campo Pericoli – Sella di Monte Aquila – Rifugio Garibaldi – Passo Portella – Osservatorio) di circa 3h. È un giro che permette di ammirare le vette del Corno Grande senza essere escursionisti esperti, ma con panorami che ripagano di ogni passo.
Un consiglio “salvavita” per il pranzo
Se avete in mente di andare ai Macelli (i famosi punti ristoro dove si comprano gli arrosticini e si cuociono sulle fornacelle comuni nel pratone), fate attenzione al calendario: evitate la domenica. Noi abbiamo dovuto rinunciare perché l’affluenza era tale da renderli letteralmente inarrivabili. Se potete, andateci in settimana per godervi il rito della brace in totale relax.
Se siete amanti di Bud Spencer e Terence Hill come noi, fermatevi al Canyon dello Scoppaturo dove è stato girato “Lo chiamavano Trinità”. Con una breve e piacevole passeggiata si raggiungono i punti esatti dove vennero girate le scene più famose.
Nel pomeriggio ci siamo spostati a visitare Castel del Monte e poi la bellissima Rocca Calascio. L’auto va lasciata nel borgo sottostante. Da lì si pu prendere un bus navetta oppure salire a piedi (come abbiamo fatto noi) con una camminata di circa 30 minuti. Arrivarci al tramonto è perfetto, c’è un panorama e dei colori davvero belli.

Per cena a S.Stefano di Sessanio, siamo stati alla Cantina Chiesa Madre, ma il posto che consiglio di più è L’Elisir del Poeta. È un posto piccolo, gestito da una coppia molto originale, dove la cena è un vero e proprio rito che richiede tempo (non andateci se avete fretta!). La cucina è “strabuona” e l’esperienza è di quelle che si ricordano a lungo.
Giorno 3: le acque di smeraldo del fiume Tirino e la città dei confetti
Il terzo giorno abbiamo salutato Santo Stefano di Sessanio per scendere verso la valle, pronti per un’esperienza che sognavo da tempo: l’escursione sul Fiume Tirino a Capestrano.
Il Tirino è famoso per essere il fiume più pulito e trasparente d’Europa, e vi assicuro che vederlo dal vivo, quando il sole colpisce l’acqua, regala dei colori pazzeschi, tra il turchese e il verde smeraldo.
Avevamo prenotato l’escursione in canoa con le guide della cooperativa Il Bosso: un’escursione molto rilassante, la vegetazione è lussureggiante, si avvistano tantissimi uccellini e le guide sono bravissime a spiegare l’ecosistema locale.
Una nota di merito ai ragazzi dell’organizzazione. Noi avevamo prenotato per le 10:00 ma pioveva; con estrema disponibilità ci hanno consigliato di aspettare e hanno riprogrammato tutto per il pomeriggio. Mai scelta fu più azzeccata: il cielo si è aperto e l’esperienza è stata super.
Verso la fine del percorso è possibile scendere dalla canoa in un punto dove l’acqua è alta circa un metro, per bagnarsi. Un consiglio: fatelo solo se siete coraggiosi, perché l’acqua è letteralmente gelida!
Rimanendo in zona, abbiamo fatto tappa alla cantina Cataldi Madonna. Se siete amanti del buon vino, questo è un indirizzo da segnare: un’eccellenza del territorio dove abbiamo assaggiato la qualità del Pecorino e del Cerasuolo d’Abruzzo.
Nel pomeriggio abbiamo visitato Sulmona, città patria dei confetti. Pare infatti che siano nati proprio qui nel Medioevo, nella loro modalità originale, i classici Avola, ovvero grandi confetti bianchi con all’interno una mandorla siciliana. Poi le suore di S.Chiara ebbero l’idea di usarli per creare delle composizioni a forma di fiore da regalare alle nobildonne per il loro matrimonio. Oggi le vie della cittadina sono ricche di negozi che vendono fiori o bouquet, animaletti e spighe composte proprio con i confetti. Non potete andarvene senza essere entrati da Pelino o in una delle tante botteghe storiche dove io ovviamente non ho resistito e ho comprato una margherita e un bellissimo girasole!
In serata siamo arrivati a Pescocostanzo, un piccolo borgo di montagna con l’aspetto di borgo rinascimentale e barocco molto frequentato in inverno dagli sciatori e ad agosto da chi cerca il fresco. Pescocostanzo è famosa per il tombolo (il merletto a fuselli) e per l’arte orafa e a differenza di molti borghi rurali, i suoi palazzi hanno portali scolpiti, finestre decorate e balconcini in ferro battuto che in estate sono arricchiti da tantissimi fiori.
Giorno 4 – Tra i laghi del Parco d’Abruzzo e il fascino selvaggio delle Gole del Sagittario
Il quarto giorno è stato un vero e proprio viaggio on-the-road attraverso il cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È una tappa dove i panorami cambiano continuamente: dai laghi artificiali incastonati tra i monti fino a gole rocciose che sembrano canyon americani.
Dopo una passeggiata di buon mattina tra le strade lastricate di Pescocostanzo, siamo partiti in direzione sud-ovest. La strada che attraversa questa zona dell’Abruzzo è panoramica e regala scorci incredibili a ogni curva.
La prima sosta è stata ad Alfedena, ma il vero colpo d’occhio lo abbiamo avuto arrivando a Barrea: un borgo arroccato su uno sperone di roccia che domina l’omonimo lago.
Siamo saliti fino alla Fortezza, da dove la vista dall’alto sul bacino azzurro circondato dai monti, è da cartolina.

Proseguendo in direzione Scanno (tappa finale di oggi), siamo passati dal Passo Godi (circa 1600 metri). È un valico che unisce la Valle del Sangro con la Valle del Tasso; la strada è tortuosa ma bellissima, immersa in pascoli d’alta quota dove non è raro incontrare greggi di pecore o cavalli allo stato brado.
Trekking alle Gole del Sagittario: verso il nido d’aquila di Castrovalva
Prima di arrivare a Scanno, abbiamo fatto una deviazione che vi consiglio assolutamente: la Riserva Naturale Gole del Sagittario. Abbiamo percorso il sentiero che sale fino a Castrovalva, un piccolissimo borgo semi-abbandonato che sembra letteralmente incollato alla cresta della montagna. Escher, il famoso artista olandese, rimase talmente colpito da questo borgo da dedicargli una delle sue opere più famose.
Il sentiero è immerso in una natura selvaggia, tra pareti di roccia a strapiombo, cascatelle e una vegetazione fitta.
Difficoltà: Serve un po’ di fiato e scarpe da trekking ma è un’escursione fattibile e la fatica della salita è ampiamente ripagata quando si arriva lassù e si guarda giù verso il canyon.

In serata siamo finalmente arrivati a Scanno, pronti per scoprire uno dei borghi più fotografati d’Italia.
Giorno 5 – I laghi specchio dell’Abruzzo, Scanno e lo spettacolo di Roccascalegna
Il quinto giorno è stato un concentrato di scoperte, camminate, bellissimi laghi, luoghi quasi mistici e fortezze che sembrano sfidare la gravità. Abbiamo iniziato la mattina immersi nel verde dei laghi della Valle del Sagittario.
La quiete del Lago di San Domenico e il sentiero per Villalago
La nostra prima tappa è stata il Lago di San Domenico, nel comune di Villalago. Non è un lago enorme, ma vi assicuro che i riflessi verde smeraldo delle sue acque, racchiuse tra pareti rocciose, tolgono il fiato.
Abbiamo lasciato l’auto lungo la strada (vi consiglio di arrivare presto perché ci sono pochissimi posti) e abbiamo imboccato il sentiero intorno al lago che per prima cosa passa davanti all’Eremo di San Domenico, un piccolo luogo di culto scavato nella roccia.
Proseguendo siamo saliti fino al borgo di Villalago (un altro dei “Borghi più belli d’Italia”). È una camminata rigenerante, non troppo faticosa, che si snoda tra i boschi e regala bellissimi scorci sul lago dall’alto. Il borgo stesso è una chicca di vicoli silenziosi e case in pietra, dove sempre Escher rimase ispirato in particolare per l’arco del “Vicinato di Mezzo“, che ha ritratto in un suo disegno a graffio.
Il Lago di Scanno e il Sentiero del Cuore
Ci siamo poi spostati di pochi chilometri verso il celebre Lago di Scanno. Se lo guardate dalla riva, sembra un lago normale (seppur bellissimo), ma il vero segreto è vederlo dall’alto.
Perciò abbiamo seguito le indicazioni per il Sentiero del Cuore: una passeggiata classica ma che vale assolutamente la pena fare. Si parte nei pressi del cimitero di Scanno e si sale lungo un sentiero sterrato, in parte all’ombra. Quando si arriva al punto panoramico, l’effetto ottico è pazzesco: il lago si mostra in una forma di cuore perfetto. Ho perso il conto di quante foto ho scattato!
A spasso per Scanno
A metà giornata siamo rientrati per goderci il borgo di Scanno, famoso in tutto il mondo per aver stregato fotografi del calibro di Henri Cartier-Bresson. È un labirinto di scalinate (le famose cemmenerone), piazzette, portali barocchi e botteghe orafe artigiane dove trovare le “presentose”, i gioielli regalati alle ragazze il giorno della promessa di matrimonio. E se siete fortunati, incrocerete ancora qualche anziana signora con il pesante abito tradizionale nero e il copricapo tipico.
Consiglio Food di Girovagandoioete: Se cercate una sosta pranzo o cena autentica, andate al ristorante La Porta. È un posto 100% tipico, dove assaggiare la vera cucina dell’entroterra abruzzese senza fronzoli. Notate bene: ricordatevi di prenotare, perché i posti volano!
Il castello di Roccascalegna e il tramonto mistico sul mare
Nel pomeriggio abbiamo salutato la montagna per iniziare ad avvicinarci alla costa, ma prima abbiamo fatto una deviazione per vedere una delle fortezze più incredibili d’Italia: il Castello di Roccascalegna.
Il castello, di origine normanno, è costruito sulla cresta di uno sperone di roccia arenaria a strapiombo sul vuoto. Sembra quasi sospeso nell’aria.
C’è un bellissimo sentiero circolare panoramico che permette di visitare la fortezza e godere di una vista pazzesca sulla Maiella e sulle valli circostanti. Calcolate circa 2 ore totali tra camminata e visita interna.
Per chiudere questa giornata intensa, ci siamo diretti verso Vasto, fermandoci lungo la strada all’Abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia. Sorge su un colle che domina la costa: consiglio di visitarla al tramonto. Vedere la pietra antica dell’abbazia accendersi di arancione, con lo sguardo che spazia dall’alto fino al blu del mare Adriatico, è stato il saluto perfetto dell’Abruzzo interno prima di tuffarci alla scoperta della costa.
Giorno 6 – da Vasto a Ortona lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi
Il sesto giorno abbiamo parcheggiato l’auto e ci siamo regalati una delle esperienze più incredibili di questo viaggio in Abruzzo: una giornata intera in bicicletta per percorrere la Via Verde della Costa dei Trabocchi.
Si tratta di una cicopedonale spettacolare ricavata dal vecchio tracciato della ferrovia adriatica. Si pedala praticamente a un metro dal mare, zero auto, pendenze minime e una sfilata continua di calette selvagge e trabocchi.
Noi abbiamo noleggiato le bici a Vasto e abbiamo pedalato verso nord in direzione Ortona, per un totale di circa 60 km tra andata, deviazioni e soste. C’è solo un breve tratto (2km) dove ci sono i sassi e alla fine bisogna arrendersi e spingere la bici a piedi, ma per il resto è tutta pianeggiante e asfaltata.
Una volta arrivati a Ortona, abbiamo caricato le biciclette sul treno regionale per tornare a Vasto. Molti treni su questa linea sono attrezzati proprio per i ciclisti, ma controllate bene gli orari prima di partire per non rischiare di perdere l’ultimo treno utile!
I paesaggi e le soste imperdibili lungo il percorso
Lungo la ciclopedonale, il panorama cambia continuamente, passando da gallerie fresche (le vecchie gallerie del treno, oggi illuminate) a tratti completamente aperti sul mare azzurro. Ecco le soste che vi consiglio assolutamente di fare:
- La Riserva di Punta Aderci: Appena fuori Vasto, la ciclabile sfiora questa riserva naturale selvaggia. Vale la pena deviare un attimo per ammirare dall’alto la spiaggia e il trabocco di Punta Aderci, uno dei punti più selvaggi della costa.
- San Vito Chietino e il Promontorio di Capo Turchino: Questo è uno dei punti più scenografici. Qui si trova il celebre Trabocco Turchino, descritto anche da Gabriele D’Annunzio nei suoi romanzi. Il borgo di San Vito è perfetto per una sosta gelato o per un pranzo veloce con vista sul mare.
- La caccia al Trabocco perfetto: Lungo il percorso ne abbiamo incontrati a decine. Molti sono stati trasformati in ristoranti (noi ne abbiamo prenotato mesi prima!), altri sono privati o visitabili. Fermatevi a fotografarli perché ognuno ha una struttura in legno unica che sembra sfidare le onde.
Due consigli onesti sulla ciclabile Vasto-Ortona:
La ciclabile è meravigliosa, ma in estate sotto il sole può diventare un forno.
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Cosa portare: Acqua (tanta!), cappellino e crema solare sono obbligatori. Noi alla fine abbiamo trovato una giornata un pò nuvolosa e non calda, quindi non abbiamo sofferto l’afa.
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L’alternativa “soft”: Se 60 km vi sembrano troppi o se siete un po’ fuori allenamento, non rinunciateci. Si possono noleggiare le bici o un risciò per fare solo il tratto centrale, ad esempio partendo da Fossacesia Marina fino a San Vito Chietino. È il tratto più denso di trabocchi, super panoramico e decisamente meno impegnativo, adatto davvero a tutti.
Giorno 7 – Il mare selvaggio di Punta Aderci, Lanciano e la magia di cenare su un Trabocco
Il settimo giorno del nostro viaggio in Abruzzo è stato il coronamento perfetto di una settimana vissuta intensamente.
Spesso i miei amici ci domandano come mai non scegliamo mai vacanze total relax. Beh, per noi viaggiare, staccare dalla routine vuol dire riempirci gli occhi di nuove scoperte, macinare chilometri, divorare strade e sentieri, girare in lungo e in largo.
Per questa ultima giornata in Abruzzo prima di rientrare, abbiamo unito il mare più selvaggio alla storia millenaria dell’entroterra chietino, per poi chiudere con l’esperienza gastronomica più attesa di tutta la vacanza.
La Riserva Naturale di Punta Aderci: Punta Penna e le sculture di legno
La mattina siamo partiti alla scoperta della Riserva di Punta Aderci, un paradiso naturalistico a nord di Vasto. Se vi aspettate i classici stabilimenti balneari con file ordinate di ombrelloni, siete fuori strada: qui la natura comanda ancora.
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Spiaggia di Punta Penna: È una distesa di sabbia dorata finissima, dominata dal secondo faro più alto d’Italia. Il mare qui è limpidissimo e i fondali digradano dolcemente.
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Spiaggia di Punta Aderci: Ci siamo spostati poi verso la spiaggia vera e propria della riserva. Oltre all’acqua spettacolare e ai ciottoli, la particolarità di questa spiaggia sono le sculture di animali fatte interamente con i legni riportati a riva dal mare. Camminare sulla spiaggia e imbattersi in queste opere d’arte spontanee e selvagge è un’esperienza bellissima, che dà al posto un’atmosfera quasi mistica.
Pomeriggio tra storia e leggenda: Lanciano e Ortona
Nel primo pomeriggio abbiamo lasciato la spiaggia per esplorare due centri storici speculari e ricchi di fascino.
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Lanciano: Questa cittadina è una vera sorpresa nell’entroterra. È famosa in tutto il mondo per il Miracolo Eucaristico (conservato nella Chiesa di San Francesco), ma al di là dell’aspetto religioso, il quartiere medievale di Lanciano Vecchia, con le sue stradine in pietra e i vicoli coperti, merita assolutamente una passeggiata.
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Ortona: Siamo poi tornati sulla costa a Ortona. Non perdetevi una camminata sulla Passeggiata Orientale, una terrazza panoramica a picco sul mare da cui si gode una vista pazzesca, e una visita al maestoso Castello Aragonese, che sembra messo lì a fare la guardia al porto.
Il gran finale: La cena sul Trabocco Pesce Palombo
E poi è arrivata la sera. E abbiamo esaudito uno dei nostri desideri: cenare in un trabocco. La cena su queste antiche macchine da pesca in legno, sospese sull’acqua, è un’esperienza imperdibile.
Noi siamo stati al Trabocco Pesce Palombo a Fossacesia e vi dico solo una cosa: è stato super affascinante e caratteristico.
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La prenotazione è fondamentale: Se volete vivere questa esperienza in estate, dovete muovervi con larghissimo anticipo. Io avevo prenotato due mesi prima. Non riducetevi all’ultimo minuto o rimarrete a bocca asciutta.
- Quanto costa e cosa si mangia: I prezzi possono sembrare alti (sono all’incirca allineati tra tutti i trabocchi) ma vi assicuro che la cifra, almeno in questo trabocco, è super onesta per quello che offrono: si mangia benissimo e, soprattutto, tantissimo! Dall’antipasto di pesce locale fino al dolce, con il vino incluso. Il pesce è freschissimo e cucinato nel rispetto della tradizione marinara abruzzese.
Cenare mentre il sole tramonta e le onde si infrangono sotto i vostri piedi, sulla struttura di legno che scricchiola leggermente, comunque secondo me non ha prezzo.
Giorno 8: Arrivederci Vasto e ultima sosta d’arte a Chieti
l nostro ottavo giorno in terra abruzzese è stato quello dei bagagli, degli ultimi sguardi al mare e del viaggio di rientro verso Firenze, ma non senza aver sfruttato fino all’ultimo minuto disponibile
Vasto: il salotto sul mare
Prima di imboccare l’autostrada, abbiamo dedicato la mattinata a girare con calma per Vasto. In realtà avevamo già esplorato il centro storico nelle serate precedenti (è vivissimo, pieno di localini e atmosfera estiva), ma vederlo con la luce del giorno ha tutto un altro fascino.
Il centro è un piccolo gioiello arroccato. La tappa d’obbligo è la passeggiata intorno a Palazzo d’Avalos con i suoi bellissimi giardini napoletani a picco sul mare. Da lì si gode di una vista molto bella su tutto il golfo, che fa venire voglia di non ripartire più. Molto carino anche il Castello Caldoresco e la vicina Piazza Rossetti.
Vasto mi è piaciuta tantissimo perché riesce a unire l’anima del borgo storico a quella della cittadina di mare senza aver perso la sua identità autentica.
L’ultima sorpresa prima del rientro: Chieti
Per spezzare il viaggio di ritorno, abbiamo deciso di fare un’ultima sosta culturale a Chieti, una delle città più antiche d’Italia (la leggenda dice sia stata fondata addirittura da Achille!).
Spesso i turisti la saltano per andare diretti al mare o sul Gran Sasso, ed è un peccato perché il centro storico, diviso tra Chieti Alta e Chieti Scalo, nasconde dei veri tesori.
Se siete arrivati a leggere fin qui, avrete capito che questa settimana in Abruzzo è stata una delle sorprese più belle degli ultimi anni.
Cosa ci portiamo a casa?
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I contrasti: Pochissimi posti in Italia ti permettono di fare un trekking d’alta quota a 2.000 metri la mattina e ritrovarti a cenare su una palafitta in mezzo al mare la sera stessa.
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La genuinità: Non mi stancherò di ripeterlo. In un momento in cui molte mete italiane soffrono di un turismo di massa che ne snatura l’essenza (e gonfia i prezzi), l’Abruzzo è rimasto “vero”. Nei ristoranti si mangia ancora la cucina della nonna, le persone sono felici di accoglierti e scambiare due chiacchiere, e i costi sono super accettabili.
L’Abruzzo va vissuto con le scarpe da trekking ai piedi, la protezione solare nello zaino e tanta fame, perché qui ogni sosta è una festa per il palato.
Voi ci siete mai stati? Qual è il vostro borgo o trabocco preferito? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti!
Se vi è piaciuto questo itinerario per scoprire l’Abruzzo in 7 giorni, non dimenticate di consultare il mio profilo Instagram di Girovagandoioete per vedere tutti i video e i tag dei posti dove abbiamo mangiato e dormito!