Non chiamatela Olanda: perché la Frisia si considera una terra a sé (e perché devi visitarla)

La Frisia (in olandese Friesland, in frisone Fryslân) è una delle regioni più affascinanti e meno conosciute dei Paesi Bassi. Situata nel nord del Paese, affacciata sul Mare dei Wadden, è una terra dove l’acqua disegna il paesaggio, il vento mette alla prova i ciclisti e il senso di identità è profondo. Visitare la Frisia significa scoprire un’Olanda diversa: più lenta, più silenziosa, più autentica.

Durante il nostro ultimo viaggio itinerante nell’Olanda del Nord in bici, battello e treno, abbiamo fatto un “salto” e dedicare una tappa proprio a questa regione, muovendoci tra bici, treno e battello. Risultato? Abbiamo scoperto un’Olanda completamente diversa: più lenta, più silenziosa e gelosa della propria indipendenza.

Se pensi che i Paesi Bassi siano tutti mulini, canali e Amsterdam, ecco perché la Frisia ti farà ricredere.

Un popolo antico e fiero: la storia della “Libertà Frisona”

I Frisoni sono citati già in epoca romana come un popolo libero, abituato a vivere in equilibrio con un territorio difficile, fatto di paludi, maree e tempeste. Per secoli hanno difeso la propria autonomia con le unghie e con i denti.

A differenza del resto d’Europa, la Frisia non ha mai conosciuto il feudalesimo vero e proprio.

Una curiosità storica: Il concetto di “Friese Vrijheid” (Libertà Frisona) è il pilastro di questa terra. I frisoni si consideravano tutti uguali: non avevano signori, non avevano servi, e rispondevano solo all’Imperatore. Questa antica mentalità orizzontale e anti-gerarchica si percepisce ancora oggi nel carattere fiero e pragmatico dei locali.

La lingua e la bandiera: non è folklore, è identità

Appena siamo sbarcati in Frisia, abbiano notato subito che qualcosa era cambiata nei cartelli stradali. E non eravamo noi ad aver interpretato male: erano effettivamente scritti in due lingue.

La Frisia è una delle poche regioni d’Europa ad avere una lingua ufficiale propria, il frisone, riconosciuto accanto all’olandese. Non è un dialetto, ma una lingua germanica antica, sorprendentemente vicina all’inglese antico. Viene parlata quotidianamente a casa, insegnata nelle scuole e usata nei media locali. Sentirla parlare nei caffè dei piccoli porti vi farà sentire immediatamente in un altro Paese.

Questo bilinguismo non è folklore, ma una scelta identitaria precisa. I frisoni sono orgogliosi della loro cultura, delle tradizioni, della musica, delle feste popolari e di un modo di vivere che mette al centro la comunità, il rispetto della natura e il tempo lento.

La bandiera frisona e il simbolo dell’indipendenza

Il simbolo più iconico della regione è la sua bandiera a strisce diagonali bianche e blu, punteggiata da sette foglie di ninfea rossa (che molti scambiano per cuori).

  • Cosa rappresentano? Le sette foglie (pompeblêden) simboleggiano le antiche province marittime frisone che si unirono per difendersi dai nemici.

  • Dove trovarle? Ovunque: dipinte sulle barche, sui souvenir e persino sulle maglie delle squadre locali.

Cosa vedere in Frisia: borghi, acqua e silenzi

La Frisia è una regione che non si visita correndo. Noi ne abbiamo visitato, muovendoci in bici, ma solo una parte più vicina alla costa. Qui il vero valore è fermarsi, osservare, respirare.

Stavoren: l’avamposto sul lago

È la città più antica della regione, un porto storico affacciato sull’IJsselmeer. È famosa per la leggenda della Signora di Stavoren, protagonista di una leggenda locale popolarissima che racconta di una ricca mercante caduta in rovina a causa della sua stessa arroganza. Un monito perfetto che racconta molto della sobrietà frisona.

Perchè visitare la Frisia - Stavorem e la bandiera a cuori rossi

Rode Klif e Mirns

Siamo abituati a pensare ai Paesi Bassi come a un tavolo da biliardo piatto. Il Rode Klif (la Scogliera Rossa) è una delle pochissime anomalie: una falesia d’argilla che si affaccia sull’IJsselmeer, teatro di una storica battaglia medievale in cui i frisoni respinsero i conti d’Olanda al grido di “Meglio morti che schiavi”.

Qui si trova il monumento all’indipendenza frisona dove questa frase è incisa. Più che un monumento classico, questo è il luogo dell’anima della Frisia che ricorda la storica libertà del popolo frisone e la sua capacità di autogovernarsi. Non è un monumento nel senso classico, ma un segno concreto di una memoria ancora viva e rispettata.

Pechè visitare la Frisia - monumento indipendenza

Poco distante, Mirns offre boschi che arrivano quasi a toccare l’acqua, perfetti per una sosta rigenerante tra i boschi e spiagge.

Workum e Hindeloopen

Workum è una cittadina elegante, legata alla navigazione e all’arte. Hindeloopen, invece, è uno dei villaggi più caratteristici della Frisia: famoso per le sue case in legno, i ponticelli, i costumi tradizionali e una cultura quasi “a sé”, sviluppata grazie ai commerci marittimi.

Pechè visitare la Frisia - panorami

I laghi frisoni

Il cuore della regione è costituito dai laghi frisoni, un paradiso per chi ama la vela, il kayak, il windsurf o semplicemente il contatto con l’acqua. Qui l’acqua non è solo paesaggio, ma parte integrante della vita quotidiana.

Come vivono gli abitanti: semplicità, regole e libertà

I frisoni sono persone riservate ma incredibilmente autentiche, legate alla propria terra e molto rispettose delle regole comuni. La libertà, in Frisia, non è anarchia: è responsabilità. Tutto funziona perché ognuno fa la propria parte.

La vita scorre al ritmo della natura e del vento (che, vi avviso, quando si pedala lungo gli argini sa essere un avversario formidabile!). Non ci sono le folle frenetiche di Amsterdam o Rotterdam. Le biciclette sono ovunque, i ritmi sono meno frenetici rispetto alle grandi città olandesi e l’aria che si respira è quella di una quotidianità concreta, fatta di piccoli gesti e grandi spazi.

Due grandi curiosità che vi faranno amare questa terra

  • È la patria di una delle competizioni più iconiche dei Paesi Bassi: l’Elfstedentocht. Si tratta di una gara di pattinaggio di velocità su ghiaccio naturale lunga 200 km, che attraversa le 11 città storiche della Frisia. La particolarità? Si tiene solo quando l’inverno è così rigido da creare uno spessore di ghiaccio di almeno 15 cm lungo tutto il percorso. L’ultima vera edizione si è svolta nel 1997, ma l’attesa febbrile si rinnova ogni anno.

  • La transizione ecologica: La Frisia è una delle regioni più verdi e sostenibili d’Europa. L’attenzione all’impatto ambientale, alla pulizia delle acque e alle energie rinnovabili qui è una priorità assoluta, non una mossa di marketing

  • Molti cartelli stradali riportano solo il nome frisone delle località, a sottolineare l’orgoglio linguistico.

Perché visitare la Frisia

Se Amsterdam è la splendida vetrina dei Paesi Bassi, la Frisia è il loro cuore più autentico e silenzioso. È la meta ideale se ami lo slow travel, se vuoi mettere alla prova le tue gambe sulla bici e se cerchi storie locali non addomesticate per i turisti di massa.

Viaggiare qui mi ha ricordato che a volte basta attraversare un ponte o prendere un battello per trovarsi in un mondo completamente nuovo.

Itinerario Abruzzo in 7 giorni: tra Gran Sasso, borghi medievali e Trabocchi

Se dovessi descrivere l’Abruzzo con una sola parola, sceglierei “sorprendente”. È una terra che non urla per attirare l’attenzione, ma che ci ha accolto con la gentilezza silenziosa di chi sa di avere tesori immensi da mostrare.

L’estate scorsa abbiamo deciso di dedicare una settimana intera a questa regione, partendo da Firenze con un obiettivo chiaro: volevamo un viaggio che fosse un mix perfetto tra trekking, scoperta di borghi medievali e, infine, il relax (ma attivo!) lungo la costa.

Spesso sottovalutato rispetto alle più blasonate regioni vicine, l’Abruzzo ci ha invece regalato un’esperienza di turismo genuino che raramente abbiamo trovato in Italia. Qui la vita da turista ha ancora un costo accettabile – a tratti quasi sorprendente per la qualità offerta – e l’accoglienza delle persone ci ha fatto sentire subito a casa, mai un “numero” da spennare.

Abruzzo: Un itinerario tra terra e mare

In questo post vi porto con me lungo un itinerario di 7 giorni, costruito anche grazie alle dritte di un’amica che lo conosce bene e che in ogni tappa ci ha fatto battere il cuore:

  • Siamo partiti da L’Aquila, la città che sta rinascendo e dai paesaggi lunari di Campo Imperatore (il “piccolo Tibet” d’Italia).

  • Abbiamo esplorato borghi incantati di Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte e la scenografica Rocca Calascio.

  • Ci siamo immersi nel verde della Majella e tra le acque cristalline del fiume Tirino.

  • Siamo scesi verso sud fino a toccare il mare, pedalando lungo la Costa dei Trabocchi, dove le antiche macchine da pesca diventano palafitte magiche per cene indimenticabili.

Che siate amanti delle camminate zaino in spalla o che stiate viaggiando con lentezza, l’Abruzzo saprà stupirvi.

Ma passiamo alle tappe dettagliate della nostra settimana  in Abruzzo tra arrosticini cotti sulle fornacelle, confetti colorati e tramonti che tolgono il fiato.

Giorno 1: L’Aquila e l’anima di Santo Stefano di Sessanio

Siamo andati diretti a L’Aquila e abbiamo dedicato tutta la giornata a visitare la città e il suo centro storico; ci ha fatto male vedere ancora molte chiese chiuse dopo il terremoto, ma la rinascita è palpabile.

Molti infatti pensano che il centro sia tutto un cantiere, ma la verità è che passeggiare tra i suoi corsi principali (Corso Vittorio Emanuele e Corso Federico II) è stata un’esperienza potente: abbiamo visto la storia che viene curata e restituita alla bellezza. Ed è questo il primo consiglio che mi sento di dare: perdetevi tra le strade della città, scoprite le tantissime chiese che ci sono e respirate l’aria di rinascita che si percepisce in ogni angolo.

Cosa vedere a L’Aquila in un giorno (itinerario a piedi):

  • Fontana Luminosa e Forte Spagnolo: la fontana è il punto di ritrovo degli aquilani, con il Gran Sasso che svetta sullo sfondo. Proprio lì vicino c’è il maestoso Forte Spagnolo (il Castello) con un bel parco intorno per fare una passeggiata;
  • Basilica di San Bernardino: Scendendo verso il centro, ci siamo fermati in questa basilica dalla facciata rinascimentale unica
  • Piazza Duomo (o Piazza del Mercato): È il cuore pulsante della città dove si trovano la Cattedrale di San Massimo e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio (nota come le Anime Sante), con la sua splendida cupola che è diventata il simbolo della ricostruzione.
  • Fontana delle 99 Cannelle: si tratta del monumento iconico de L’Aquila. E’ una piazza trapezoidale dove si trova una fontana limitata su tre lati da una parete marmorea a scacchi bianchi e rosa con 99 mascheroni, uno diversa dall’altro. Rappresentano i 99 castelli che, secondo la leggenda, fondarono la città.
  • la Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Poco fuori dalle mura si trova questa che per me è stata la chiesa più spettacolare de L’Aquila con il suo rivestimento a scacchi in pietra bianca e rosa, che al tramonto prende dei riflessi caldi incredibili. È il luogo dove fu incoronato Papa Celestino V (quello del “gran rifiuto”) ed è qui che si trova la prima Porta Santa del mondo, dove ogni anno si celebra il rito della Perdonanza Celestiniana

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Dove mangiare a L’Aquila: noi ci siamo fermati da “Arrosticini Divini” in Via Castello. Abbiamo mangiato ai tavoli all’aperto, ordinando ovviamente gli arrostiti fatti a mano, ma anche il famoso tiramisù allo zafferano.

La sera siamo andati a S.Stefano di Sessanio dove abbiamo dormito 2 notti. E’ un borgo che sembra uscito da un libro di fiabe medievali. Dormire qui è un’esperienza che consiglio assolutamente: è un borgo interamente recuperato con la logica dell’hotel diffuso, silenzioso e perfetto come punto d’appoggio per esplorare il Gran Sasso.

Giorno 2: il “Piccolo Tibet” e la magia di Rocca Calascio

La mattina dopo siamo partiti direzione Campo Imperatore.
Appena arrivati ho capito subito perché lo chiamano il “Piccolo Tibet”: l’altopiano è immenso, selvaggio e regala un senso di libertà incredibile. Le opzioni per camminare sono infinite, noi abbiamo scelto un itinerario molto panoramico.
Abbiamo lasciato la macchina all’Osservatorio e abbiamo fatto un anello (Campo Pericoli – Sella di Monte Aquila – Rifugio Garibaldi – Passo Portella – Osservatorio) di circa 3h. È un giro che permette di ammirare le vette del Corno Grande senza essere escursionisti esperti, ma con panorami che ripagano di ogni passo.

Un consiglio “salvavita” per il pranzo

Se avete in mente di andare ai Macelli (i famosi punti ristoro dove si comprano gli arrosticini e si cuociono sulle fornacelle comuni nel pratone), fate attenzione al calendario: evitate la domenica. Noi abbiamo dovuto rinunciare perché l’affluenza era tale da renderli letteralmente inarrivabili. Se potete, andateci in settimana per godervi il rito della brace in totale relax.

Se siete amanti di Bud Spencer e Terence Hill come noi, fermatevi al Canyon dello Scoppaturo dove è stato girato “Lo chiamavano Trinità”. Con una breve e piacevole passeggiata si raggiungono i punti esatti dove vennero girate le scene più famose.

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Nel pomeriggio ci siamo spostati a visitare Castel del Monte e poi la bellissima Rocca Calascio. L’auto va lasciata nel borgo sottostante. Da lì si pu prendere un bus navetta oppure salire a piedi (come abbiamo fatto noi) con una camminata di circa 30 minuti. Arrivarci al tramonto è perfetto, c’è un panorama e dei colori davvero belli.

Abruzzo_itinerario 7 giorni_Rocca_Calascio

Per cena a S.Stefano di Sessanio, siamo stati alla Cantina Chiesa Madre, ma il posto che consiglio di più è L’Elisir del Poeta. È un posto piccolo, gestito da una coppia molto originale, dove la cena è un vero e proprio rito che richiede tempo (non andateci se avete fretta!). La cucina è “strabuona” e l’esperienza è di quelle che si ricordano a lungo.

Giorno 3: le acque di smeraldo del fiume Tirino e la città dei confetti

Il terzo giorno abbiamo salutato Santo Stefano di Sessanio per scendere verso la valle, pronti per un’esperienza che sognavo da tempo: l’escursione sul Fiume Tirino a Capestrano.

Il Tirino è famoso per essere il fiume più pulito e trasparente d’Europa, e vi assicuro che vederlo dal vivo, quando il sole colpisce l’acqua, regala dei colori pazzeschi, tra il turchese e il verde smeraldo.
Avevamo prenotato l’escursione in canoa con le guide della cooperativa Il Bosso: un’escursione molto rilassante, la vegetazione è lussureggiante, si avvistano tantissimi uccellini e le guide sono bravissime a spiegare l’ecosistema locale.

Una nota di merito ai ragazzi dell’organizzazione. Noi avevamo prenotato per le 10:00 ma pioveva; con estrema disponibilità ci hanno consigliato di aspettare e hanno riprogrammato tutto per il pomeriggio. Mai scelta fu più azzeccata: il cielo si è aperto e l’esperienza è stata super.

Verso la fine del percorso è possibile scendere dalla canoa in un punto dove l’acqua è alta circa un metro, per bagnarsi. Un consiglio: fatelo solo se siete coraggiosi, perché l’acqua è letteralmente gelida!

Rimanendo in zona, abbiamo fatto tappa alla cantina Cataldi Madonna. Se siete amanti del buon vino, questo è un indirizzo da segnare: un’eccellenza del territorio dove abbiamo assaggiato la qualità del Pecorino e del Cerasuolo d’Abruzzo.

Nel pomeriggio abbiamo visitato Sulmona, città patria dei confetti. Pare infatti che siano nati proprio qui nel Medioevo, nella loro modalità originale, i classici Avola, ovvero grandi confetti bianchi con all’interno una mandorla siciliana. Poi le suore di S.Chiara ebbero l’idea di usarli per creare delle composizioni a forma di fiore da regalare alle nobildonne per il loro matrimonio. Oggi le vie della cittadina sono ricche di negozi che vendono fiori o bouquet, animaletti e spighe composte proprio con i confetti. Non potete andarvene senza essere entrati da Pelino o in una delle tante botteghe storiche dove io ovviamente non ho resistito e ho comprato una margherita e un bellissimo girasole!

In serata siamo arrivati a Pescocostanzo, un piccolo borgo di montagna con l’aspetto di borgo rinascimentale e barocco molto frequentato in inverno dagli sciatori e ad agosto da chi cerca il fresco. Pescocostanzo è famosa per il tombolo (il merletto a fuselli) e per l’arte orafa e a differenza di molti borghi rurali, i suoi palazzi hanno portali scolpiti, finestre decorate e balconcini in ferro battuto che in estate sono arricchiti da tantissimi fiori.

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Giorno 4 – Tra i laghi del Parco d’Abruzzo e il fascino selvaggio delle Gole del Sagittario

Il quarto giorno è stato un vero e proprio viaggio on-the-road attraverso il cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È una tappa dove i panorami cambiano continuamente: dai laghi artificiali incastonati tra i monti fino a gole rocciose che sembrano canyon americani.

Dopo una passeggiata di buon mattina tra le strade lastricate di Pescocostanzo, siamo partiti in direzione sud-ovest. La strada che attraversa questa zona dell’Abruzzo è panoramica e regala scorci incredibili a ogni curva.

La prima sosta è stata ad Alfedena, ma il vero colpo d’occhio lo abbiamo avuto arrivando a Barrea: un borgo arroccato su uno sperone di roccia che domina l’omonimo lago.
Siamo saliti fino alla Fortezza, da dove la vista dall’alto sul bacino azzurro circondato dai monti, è da cartolina.

Abruzzo_itinerario 7 giorni_Barrea

Proseguendo in direzione Scanno (tappa finale di oggi), siamo passati dal Passo Godi (circa 1600 metri). È un valico che unisce la Valle del Sangro con la Valle del Tasso; la strada è tortuosa ma bellissima, immersa in pascoli d’alta quota dove non è raro incontrare greggi di pecore o cavalli allo stato brado.

Trekking alle Gole del Sagittario: verso il nido d’aquila di Castrovalva

Prima di arrivare a Scanno, abbiamo fatto una deviazione che vi consiglio assolutamente: la Riserva Naturale Gole del Sagittario. Abbiamo percorso il sentiero che sale fino a Castrovalva, un piccolissimo borgo semi-abbandonato che sembra letteralmente incollato alla cresta della montagna. Escher, il famoso artista olandese, rimase talmente colpito da questo borgo da dedicargli una delle sue opere più famose.

Il sentiero è immerso in una natura selvaggia, tra pareti di roccia a strapiombo, cascatelle e una vegetazione fitta.

Difficoltà: Serve un po’ di fiato e scarpe da trekking ma è un’escursione fattibile e la fatica della salita è ampiamente ripagata quando si arriva lassù e si guarda giù verso il canyon.

Abruzzo_itinerario 7 giorni-gole_del_sagittario

In serata siamo finalmente arrivati a Scanno, pronti per scoprire uno dei borghi più fotografati d’Italia.

Giorno 5 – I laghi specchio dell’Abruzzo, Scanno e lo spettacolo di Roccascalegna

Il quinto giorno è stato un concentrato di scoperte, camminate, bellissimi laghi, luoghi quasi mistici e fortezze che sembrano sfidare la gravità. Abbiamo iniziato la mattina immersi nel verde dei laghi della Valle del Sagittario.

La quiete del Lago di San Domenico e il sentiero per Villalago

La nostra prima tappa è stata il Lago di San Domenico, nel comune di Villalago. Non è un lago enorme, ma vi assicuro che i riflessi verde smeraldo delle sue acque, racchiuse tra pareti rocciose, tolgono il fiato.

Abbiamo lasciato l’auto lungo la strada (vi consiglio di arrivare presto perché ci sono pochissimi posti) e abbiamo imboccato il sentiero intorno al lago che per prima cosa passa davanti all’Eremo di San Domenico, un piccolo luogo di culto scavato nella roccia.

Proseguendo siamo saliti fino al borgo di Villalago (un altro dei “Borghi più belli d’Italia”). È una camminata rigenerante, non troppo faticosa, che si snoda tra i boschi e regala bellissimi scorci sul lago dall’alto. Il borgo stesso è una chicca di vicoli silenziosi e case in pietra, dove sempre Escher rimase ispirato in particolare per l’arco del “Vicinato di Mezzo“, che ha ritratto in un suo disegno a graffio.

Il Lago di Scanno e il Sentiero del Cuore

Ci siamo poi spostati di pochi chilometri verso il celebre Lago di Scanno. Se lo guardate dalla riva, sembra un lago normale (seppur bellissimo), ma il vero segreto è vederlo dall’alto.

Perciò abbiamo seguito le indicazioni per il Sentiero del Cuore:  una passeggiata classica ma che vale assolutamente la pena fare. Si parte nei pressi del cimitero di Scanno e si sale lungo un sentiero sterrato, in parte all’ombra. Quando si arriva al punto panoramico, l’effetto ottico è pazzesco: il lago si mostra in una forma di cuore perfetto. Ho perso il conto di quante foto ho scattato!

A spasso per Scanno

A metà giornata siamo rientrati per goderci il borgo di Scanno, famoso in tutto il mondo per aver stregato fotografi del calibro di Henri Cartier-Bresson. È un labirinto di scalinate (le famose cemmenerone), piazzette, portali barocchi e botteghe orafe artigiane dove trovare le “presentose”, i gioielli regalati alle ragazze il giorno della promessa di matrimonio. E se siete fortunati, incrocerete ancora qualche anziana signora con il pesante abito tradizionale nero e il copricapo tipico.

Consiglio Food di Girovagandoioete: Se cercate una sosta pranzo o cena autentica, andate al ristorante La Porta. È un posto 100% tipico, dove assaggiare la vera cucina dell’entroterra abruzzese senza fronzoli. Notate bene: ricordatevi di prenotare, perché i posti volano!

Il castello di Roccascalegna e il tramonto mistico sul mare

Nel pomeriggio abbiamo salutato la montagna per iniziare ad avvicinarci alla costa, ma prima abbiamo fatto una deviazione per vedere una delle fortezze più incredibili d’Italia: il Castello di Roccascalegna.
Il castello, di origine normanno, è costruito sulla cresta di uno sperone di roccia arenaria a strapiombo sul vuoto. Sembra quasi sospeso nell’aria.
C’è un bellissimo sentiero circolare panoramico che permette di visitare la fortezza e godere di una vista pazzesca sulla Maiella e sulle valli circostanti. Calcolate circa 2 ore totali tra camminata e visita interna.

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Per chiudere questa giornata intensa, ci siamo diretti verso Vasto, fermandoci lungo la strada all’Abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia. Sorge su un colle che domina la costa: consiglio di visitarla al tramonto. Vedere la pietra antica dell’abbazia accendersi di arancione, con lo sguardo che spazia dall’alto fino al blu del mare Adriatico, è stato il saluto perfetto dell’Abruzzo interno prima di tuffarci alla scoperta della costa.

Giorno 6 – da Vasto a Ortona lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi

Il sesto giorno abbiamo parcheggiato l’auto e ci siamo regalati una delle esperienze più incredibili di questo viaggio in Abruzzo: una giornata intera in bicicletta per percorrere la Via Verde della Costa dei Trabocchi.
Si tratta di una cicopedonale spettacolare ricavata dal vecchio tracciato della ferrovia adriatica. Si pedala praticamente a un metro dal mare, zero auto, pendenze minime e una sfilata continua di calette selvagge e trabocchi.

Noi abbiamo noleggiato le bici a Vasto e abbiamo pedalato verso nord in direzione Ortona, per un totale di circa 60 km tra andata, deviazioni e soste. C’è solo un breve tratto (2km) dove ci sono i sassi e alla fine bisogna arrendersi e spingere la bici a piedi, ma per il resto è tutta pianeggiante e asfaltata.
Una volta arrivati a Ortona, abbiamo caricato le biciclette sul treno regionale per tornare a Vasto. Molti treni su questa linea sono attrezzati proprio per i ciclisti, ma controllate bene gli orari prima di partire per non rischiare di perdere l’ultimo treno utile!

I paesaggi e le soste imperdibili lungo il percorso

Lungo la ciclopedonale, il panorama cambia continuamente, passando da gallerie fresche (le vecchie gallerie del treno, oggi illuminate) a tratti completamente aperti sul mare azzurro. Ecco le soste che vi consiglio assolutamente di fare:

  • La Riserva di Punta Aderci: Appena fuori Vasto, la ciclabile sfiora questa riserva naturale selvaggia. Vale la pena deviare un attimo per ammirare dall’alto la spiaggia e il trabocco di Punta Aderci, uno dei punti più selvaggi della costa.
  • San Vito Chietino e il Promontorio di Capo Turchino: Questo è uno dei punti più scenografici. Qui si trova il celebre Trabocco Turchino, descritto anche da Gabriele D’Annunzio nei suoi romanzi. Il borgo di San Vito è perfetto per una sosta gelato o per un pranzo veloce con vista sul mare.
  • La caccia al Trabocco perfetto: Lungo il percorso ne abbiamo incontrati a decine. Molti sono stati trasformati in ristoranti (noi ne abbiamo prenotato mesi prima!), altri sono privati o visitabili. Fermatevi a fotografarli perché ognuno ha una struttura in legno unica che sembra sfidare le onde.

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Due consigli onesti sulla ciclabile Vasto-Ortona:

La ciclabile è meravigliosa, ma in estate sotto il sole può diventare un forno.

  • Cosa portare: Acqua (tanta!), cappellino e crema solare sono obbligatori. Noi alla fine abbiamo trovato una giornata un pò nuvolosa e non calda, quindi non abbiamo sofferto l’afa.

  • L’alternativa “soft”: Se 60 km vi sembrano troppi o se siete un po’ fuori allenamento, non rinunciateci. Si possono noleggiare le bici o un risciò per fare solo il tratto centrale, ad esempio partendo da Fossacesia Marina fino a San Vito Chietino. È il tratto più denso di trabocchi, super panoramico e decisamente meno impegnativo, adatto davvero a tutti.

Giorno 7 – Il mare selvaggio di Punta Aderci, Lanciano e la magia di cenare su un Trabocco

Il settimo giorno del nostro viaggio in Abruzzo è stato il coronamento perfetto di una settimana vissuta intensamente.

Spesso i miei amici ci domandano come mai non scegliamo mai vacanze total relax. Beh, per noi viaggiare, staccare dalla routine vuol dire riempirci gli occhi di nuove scoperte, macinare chilometri, divorare strade e sentieri, girare in lungo e in largo.

Per questa ultima giornata in Abruzzo prima di rientrare, abbiamo unito il mare più selvaggio alla storia millenaria dell’entroterra chietino, per poi chiudere con l’esperienza gastronomica più attesa di tutta la vacanza.

La Riserva Naturale di Punta Aderci: Punta Penna e le sculture di legno

La mattina siamo partiti alla scoperta della Riserva di Punta Aderci, un paradiso naturalistico a nord di Vasto. Se vi aspettate i classici stabilimenti balneari con file ordinate di ombrelloni, siete fuori strada: qui la natura comanda ancora.

  • Spiaggia di Punta Penna: È una distesa di sabbia dorata finissima, dominata dal secondo faro più alto d’Italia. Il mare qui è limpidissimo e i fondali digradano dolcemente.

  • Spiaggia di Punta Aderci: Ci siamo spostati poi verso la spiaggia vera e propria della riserva. Oltre all’acqua spettacolare e ai ciottoli, la particolarità di questa spiaggia sono le sculture di animali fatte interamente con i legni riportati a riva dal mare. Camminare sulla spiaggia e imbattersi in queste opere d’arte spontanee e selvagge è un’esperienza bellissima, che dà al posto un’atmosfera quasi mistica.

Pomeriggio tra storia e leggenda: Lanciano e Ortona

Nel primo pomeriggio abbiamo lasciato la spiaggia per esplorare due centri storici speculari e ricchi di fascino.

  • Lanciano: Questa cittadina è una vera sorpresa nell’entroterra. È famosa in tutto il mondo per il Miracolo Eucaristico (conservato nella Chiesa di San Francesco), ma al di là dell’aspetto religioso, il quartiere medievale di Lanciano Vecchia, con le sue stradine in pietra e i vicoli coperti, merita assolutamente una passeggiata.

  • Ortona: Siamo poi tornati sulla costa a Ortona. Non perdetevi una camminata sulla Passeggiata Orientale, una terrazza panoramica a picco sul mare da cui si gode una vista pazzesca, e una visita al maestoso Castello Aragonese, che sembra messo lì a fare la guardia al porto.

Il gran finale: La cena sul Trabocco Pesce Palombo

E poi è arrivata la sera. E abbiamo esaudito uno dei nostri desideri: cenare in un trabocco. La cena su queste antiche macchine da pesca in legno, sospese sull’acqua, è un’esperienza imperdibile.

Noi siamo stati al Trabocco Pesce Palombo a Fossacesia e vi dico solo una cosa: è stato super affascinante e caratteristico.

  • La prenotazione è fondamentale: Se volete vivere questa esperienza in estate, dovete muovervi con larghissimo anticipo. Io avevo prenotato due mesi prima. Non riducetevi all’ultimo minuto o rimarrete a bocca asciutta.

  • Quanto costa e cosa si mangia: I prezzi possono sembrare alti (sono all’incirca allineati tra tutti i trabocchi) ma vi assicuro che la cifra, almeno in questo trabocco, è super onesta per quello che offrono: si mangia benissimo e, soprattutto, tantissimo! Dall’antipasto di pesce locale fino al dolce, con il vino incluso. Il pesce è freschissimo e cucinato nel rispetto della tradizione marinara abruzzese.

Cenare mentre il sole tramonta e le onde si infrangono sotto i vostri piedi, sulla struttura di legno che scricchiola leggermente, comunque secondo me non ha prezzo.

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Giorno 8: Arrivederci Vasto e ultima sosta d’arte a Chieti

l nostro ottavo giorno in terra abruzzese è stato quello dei bagagli, degli ultimi sguardi al mare e del viaggio di rientro verso Firenze, ma non senza aver sfruttato fino all’ultimo minuto disponibile

Vasto: il salotto sul mare

Prima di imboccare l’autostrada, abbiamo dedicato la mattinata a girare con calma per Vasto. In realtà avevamo già esplorato il centro storico nelle serate precedenti (è vivissimo, pieno di localini e atmosfera estiva), ma vederlo con la luce del giorno ha tutto un altro fascino.

Il centro è un piccolo gioiello arroccato. La tappa d’obbligo è la passeggiata intorno a Palazzo d’Avalos con i suoi bellissimi giardini napoletani a picco sul mare. Da lì si gode di una vista molto bella su tutto il golfo, che fa venire voglia di non ripartire più. Molto carino anche il Castello Caldoresco e la vicina Piazza Rossetti.

Vasto mi è piaciuta tantissimo perché riesce a unire l’anima del borgo storico a quella della cittadina di mare senza aver perso la sua identità autentica.

L’ultima sorpresa prima del rientro: Chieti

Per spezzare il viaggio di ritorno, abbiamo deciso di fare un’ultima sosta culturale a Chieti, una delle città più antiche d’Italia (la leggenda dice sia stata fondata addirittura da Achille!).

Spesso i turisti la saltano per andare diretti al mare o sul Gran Sasso, ed è un peccato perché il centro storico, diviso tra Chieti Alta e Chieti Scalo, nasconde dei veri tesori.

Se siete arrivati a leggere fin qui, avrete capito che questa settimana in Abruzzo è stata una delle sorprese più belle degli ultimi anni.

Cosa ci portiamo a casa?

  • I contrasti: Pochissimi posti in Italia ti permettono di fare un trekking d’alta quota a 2.000 metri la mattina e ritrovarti a cenare su una palafitta in mezzo al mare la sera stessa.

  • La genuinità: Non mi stancherò di ripeterlo. In un momento in cui molte mete italiane soffrono di un turismo di massa che ne snatura l’essenza (e gonfia i prezzi), l’Abruzzo è rimasto “vero”. Nei ristoranti si mangia ancora la cucina della nonna, le persone sono felici di accoglierti e scambiare due chiacchiere, e i costi sono super accettabili.

L’Abruzzo va vissuto con le scarpe da trekking ai piedi, la protezione solare nello zaino e tanta fame, perché qui ogni sosta è una festa per il palato.

Voi ci siete mai stati? Qual è il vostro borgo o trabocco preferito? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti!

Se vi è piaciuto questo itinerario per scoprire l’Abruzzo in 7 giorni, non dimenticate di consultare il mio profilo Instagram di Girovagandoioete per vedere tutti i video e i tag dei posti dove abbiamo mangiato e dormito!

 

Una settimana a Madrid tra arte, tapas e passeggiate: il nostro itinerario

Abbiamo trascorso una settimana a Madrid durante le feste natalizie: una città viva, autentica, perfetta da esplorare a piedi tra musei, quartieri storici, mercati e tapas.
In questo articolo ti voglio raccontare il nostro itinerario di una settimana a Madrid, cosa abbiamo visitato e cosa ci è piaciuto di più. Ti darò anche qualche consiglio pratico su dove alloggiare e cosa mangiare, basato esclusivamente sulla nostra esperienza.

La scelta di visitare Madrid è stata dettata anche da nostro figlio (14 anni al momento del viaggio) che per interessi di vario tipo desiderava visitare la capitale spagnola: dalla sua fede sportiva che lo vede grande tifoso del Real Madrid, alla curiosità di visitare la capitale di una monarchia (seppur parlamentare), alla voglia di immergersi nei ritmi e nell’atmosfera di una così grande città spagnola.

Siamo stati un’intera settimana in città, prendendoci il tempo di scoprirla a fondo, visitando con lentezza musei e luoghi storici. Se non avete così tanti giorni, secondo me 4 possono essere sufficienti per visitarla.

Per visitare musei e altre attrazioni, abbiamo usato il sito GetYourGuide, ma in alcuni casi ci siamo mossi tardi e considerato il periodo, non siamo riusciti a prenotare tutto prima di partire (abbiamo poi rimediato in loco con un pò di coda). Quindi ricordatevi di scegliere e acquistare per tempo i biglietti di ciò che volete visitare.

Giorno 1 – Centro storico e Plaza Mayor

(Palazzo Reale, La Cattedrale, Plaza Mayor, Piazza di Spagna, Tempio di Debod)

Il nostro primo giorno a Madrid è iniziato abbastanza presto perché volevamo in tutti i modo visitare il Palazzo Reale. Siccome non eravamo riusciti a prenotare l’ingresso online, alle 9:30 eravamo già in coda e in circa un’ora siamo entrati.

Il Palazzo Reale di Madrid è una delle residenze reali più grandi d’Europa. Anche solo dall’esterno colpisce per la sua maestosità, ma vale assolutamente la visita per immergersi nella storia e negli interni sontuosi.

Non è la residenza ufficiale della famiglia reale spagnola: i reali infatti vivono nel Palacio de la Zarzuela, mentre questo viene utilizzato per cerimonie ufficiali, ricevimenti di Stato e grandi eventi istituzionali. Ciò non toglie nulla alla sua grandiosità: anzi, visitarlo permette di entrare nel cuore della storia e del potere della monarchia spagnola.

Consiglio l’acquisto del biglietto con l’audioguida che consente di fare un percorso di circa 2 ore tra le sale più belle, una su tutte la Sala da Pranzo di Gala, ancora oggi utilizzata per banchetti ufficiali. Ma tra le più belle ci sono anche il Salón del Trono, con soffitti affrescati, velluti rossi e decorazioni dorate, e il Salón de Gasparini, un vero capolavoro di artigianato e gusto settecentesco.

Anche l’esterno merita attenzione. La facciata monumentale è circondata da statue che rappresentano i re spagnoli: inizialmente queste sculture dovevano decorare il tetto del palazzo, ma vennero rimosse perché considerate troppo pesanti e potenzialmente pericolose per la struttura. Carlo III ne ordinò la rimozione perché pare che sua madre Elisabetta Farnese aveva sognato di morire schiacciata da una di queste. Oggi sono distribuite in diverse piazze e giardini della città, diventando una curiosità che non tutti conoscono.

Davanti al palazzo si trova poi la celebre statua equestre di Filippo IV, un vero capolavoro di ingegneria e arte. È infatti famosa perché fu una delle prime statue equestri al mondo a reggersi solo sulle zampe posteriori del cavallo, un equilibrio studiato con l’aiuto di Galileo Galilei, che consigliò come distribuire il peso del bronzo.

Al momento della nostra visita non siamo riusciti a visitare né l’Armeria e né le cucine.

Proprio di fronte al Palazzo, si trova la Cattedrale dell’Almudena, che ci ha un pò spiazzatati per la sua modernità all’interno, molto diversa dalle cattedrali gotiche a cui siamo abituati.

Proseguendo per il Teatro, abbiamo fatto una sosta per pranzo al Mercato San Miguel, l’unico sopravvissuto in vetro e ferro battuto e risalente alla fine dell’Ottocento. Purtroppo noi lo abbiamo trovato letteralmente assalito dai turisti perciò abbiamo optato per proseguire fino a Plaza Mayor. Qui, scovando in una delle vie che si diramano dalla piazza, abbiamo trovato un posticino tipico (affollato ma non troppo) dove comprare al volo il tipico bocadillo de calamares.

Durante le feste, Plaza Mayor ospita un grande mercatino di Natale che un pò nasconde la bellezza e la simmetria di questa piazza.
E’ infatti circondata da edifici in mattoni rossi con portici e balconi che creano un colpo d’occhio davvero scenografico. Qui si tenevano mercati, feste popolari, incoronazioni reali e persino esecuzioni pubbliche, rendendola testimone di alcuni dei momenti più importanti della storia della città.

Ritornando verso il Palazzo Reale, abbiamo proseguito fino a Plaza de España, recentemente riqualificata e oggi molto più vivibile, con ampi spazi verdi, panchine e un’atmosfera rilassata che invita a fermarsi un po’. Per le feste natalizie, abbiamo trovato anche qui un mercatino con chioschi gastronomici e souvenir vari.
Nella piazza ricordatevi di cercare il monumento a Cervantes, con le due figure di Don Chisciotte e del suo scudiero Sancio Panza.

Ultima tappa prima di rientrare, è stata Il Tempio di Debod, uno dei luoghi più suggestivi e surreali di Madrid. Si tratta di un antico tempio egizio autentico, risalente al II secolo a.C., donato alla Spagna dall’Egitto come ringraziamento per l’aiuto nel salvataggio dei templi della Nubia, minacciati dalla costruzione della diga di Assuan. Oggi si trova nel Parque del Oeste, in una posizione sopraelevata e panoramica che regala una delle viste più belle sulla città. Il momento migliore per visitarlo è senza dubbio il tramonto, quando diventa forse uno dei luoghi più fotografati di Madrid.

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Giorno 2 – Iniziamo a esplorare i musei e i quartieri multietnici

(Reina Sofía, Lavapies, Parco del Buen Retiro, Palazzo Cibeles, spettacolo di Flamenco)

Tra i musei che volevamo vedere a Madrid, c’era senza dubbio il Reina Sofia. Avevamo acquistato i biglietti online con audioguida, per l’ingresso delle 10, sperando di non trovarlo troppo affollato.
Il Museo Reina Sofía è uno dei musei più importanti della Spagna per l’arte moderna e contemporanea e fa parte del “triangolo d’oro dell’arte” di Madrid. Qui si trovano le opere più importanti di Salvador Dalì e Joan Mirò ma anche una delle opere più famose al mondo, Guernica di Pablo Picasso, che da sola vale la visita. Vederla dal vivo è un’esperienza intensa: le dimensioni, i dettagli e il significato storico rendono questo momento particolarmente coinvolgente.
Per visitare il museo abbiamo impiegato circa mezza giornata. L’audioguida non l’abbiamo trovata completa dato che non includeva alcune opera famosissime come Il masturbatole e La ragazza alla finestra di Dalì.

Usciti dal museo, siamo andati in cerca di un posto dove mangiare, camminando nel vicino quartiere di Lavapiés, una delle zone più multiculturali e autentiche di Madrid. Qui l’atmosfera cambia completamente: murales, botteghe indipendenti, bar alternativi e ristoranti etnici convivono in un quartiere vivo e creativo. È il posto giusto per fermarsi a pranzo o semplicemente passeggiare senza una meta precisa, osservando una Madrid più quotidiana e meno turistica.

Una settimana a Madrid – Lavapies

Nel pomeriggio ci siamo spostati verso il Parque del Buen Retiro, il vero polmone verde della città. In passato il parco era riservato esclusivamente alla famiglia reale e venne aperto al pubblico solo nel XIX secolo. Oggi è uno dei luoghi preferiti dai madrileni per rilassarsi, leggere, noleggiare una barchetta a remi e navigare nel lago o assistere a piccoli spettacoli di strada.

Uscendo dal parco, abbiamo camminato fino al Palazzo di Cibeles, uno degli edifici più iconici di Madrid. Un tempo sede delle poste centrali, oggi ospita il Municipio e un centro culturale. La facciata bianca è spettacolare, noi saremmo voluti salire sulla terrazza panoramica ma ahimè era il giorno di chiusura.

La sera l’abbiamo dedicata a una delle esperienze più rappresentative della cultura spagnola: uno spettacolo di flamenco. Il flamenco non è solo una danza, ma una vera e propria forma di espressione che unisce canto (cante), chitarra (toque) e danza (baile). Nato in Andalusia, affonda le sue radici in un mix di influenze gitane, arabe ed ebraiche, ed è caratterizzato da una forte intensità emotiva. Durante lo spettacolo si percepiscono passione, dolore e orgoglio, trasmessi attraverso i movimenti, il battito dei tacchi e la voce profonda dei cantanti.

Consiglio veramente questa esperienza per immergersi completamente nell’anima più profonda e autentica della Spagna. Noi abbiamo prenotato lo spettacolo (qualche settimana prima di partire) al Café Zyryab, un pò fuori dal centro e meno turistico.


Giorno 3 – Dal Museo del Prado alla Madrid più alternativa

(Prado, Chueca, chiesa di S.Antonio, Gran Via, Terrazza Circolo delle belle arti, Plaza del sol)

Il terzo giorno è proseguito sempre all’insegna dell’arte con una visita al Museo del Prado, una tappa imprescindibile per chi passa qualche giorno a Madrid. Il museo ospita alcune delle opere più importanti della pittura europea, con capolavori di Velázquez, Goya, Rubens, Raffaello e Rembrandt. Camminare tra le sue sale è come attraversare secoli di storia dell’arte e anche chi non è un appassionato rimane colpito dalla potenza e dalla bellezza delle opere esposte. Tra le più iconiche spiccano Las Meninas di Velázquez e i dipinti di Goya, che raccontano in modo crudo e intenso la Spagna del tempo.

Per visitarlo tutto forse non basterebbe una giornata. Noi con l’audioguida, seguendo il percorso principale e tutte le opere raccontate, abbiamo impiegato 4 ore abbondanti.

Informazioni utili: se pensate di visitare almeno 2 dei musei del triangolo d’oro dell’arte di Madrid, consiglio di acquistare il pass Paseo del Arte. Se invece volete fare una visita più “veloce”, considerate che l’ingresso al Prado è gratuito dopo le 18, ma si rischia di stare in coda a lungo.

Dopo il museo ci siamo spostati verso Chueca, uno dei quartieri più dinamici e inclusivi di Madrid. Colorato, moderno e sempre animato, è il cuore della comunità LGBTQ+ della città ed è famoso per i suoi locali, le boutique indipendenti e i numerosi bar e ristoranti. Passeggiare per Chueca è piacevole a qualsiasi ora del giorno, soprattutto nel tardo pomeriggio e la sera e per le strade si respira proprio l’aria di una Madrid aperta, giovane e contemporanea.

Nel quartiere abbiamo visitato la Chiesa di San Antonio, un’oasi di rifugio per poveri e senza tetto.

Nel pomeriggio abbiamo raggiunto la Gran Vía, il viale più famoso della città, simbolo della Madrid moderna. Tra teatri storici, cinema, grandi magazzini e palazzi in stile art déco, la Gran Vía è sempre piena di energia ed è perfetta sia per lo shopping che per una semplice passeggiata. Da qui siamo saliti alla terrazza del Circolo delle Belle Arti, uno dei punti panoramici più belli di Madrid. Dall’alto la vista sulla città è spettacolare, con la Gran Vía che si snoda tra i palazzi e lo skyline che si apre tutt’intorno: un momento ideale per una pausa e per fare qualche foto.
Una curiosità da osservare si ha affacciandosi sul lato dell’Edificio Metropolis che in cima alla cupola ha la statua della Vittoria alata che sembra salutare quella della dea Minerva che si trova invece sul tetto del Circolo delle Belle Arti.

Abbiamo concluso la giornata tornando verso la Gran Vía e raggiungendo Puerta del Sol, una delle piazze più iconiche e simboliche di Madrid. Qui si trova il chilometro zero delle strade spagnole ma anche la celebre statua dell’Orso e del Corbezzolo, simbolo della città. Sempre affollata e vivace, Plaza del Sol è il luogo dove i madrileni festeggiano il Capodanno, con i rintocchi dell’orologio de La Casa de Correos, i fuochi d’artificio e mangiando (anzi inghiottendoli interi) 12 acini di uva.

una settimana a madrid - circolo belle arti e puerta del sol


Giorno 4 – Il Santiago Bernabeu, Las Ventas e il Barrio Salamanca

(Stadio Santiago Bernabeu, Arena de Toros, Salamanca, Parco del Buon Retiro, Chiesa dell’Almudena)

Il quarto giorno lo abbiamo dedicato alla scoperta di una Madrid diversa, fatta di grandi simboli, quartieri eleganti e spazi aperti.

Avevamo un appuntamento tanto atteso da nostro figlio: la visita allo Stadio Santiago Bernabeu, da grande tifoso del Real Madrid. Devo dire che si è rivelata una visita interessante anche per chi come me, non è una grande appassionata di calcio. Lo stadio, che deve il suo nome allo storico dirigente del Real Madrid, che presiedette il club dal 1943 al 1978 è raggiungibile in circa mezz’ora di metro. E’ nei fatti molto più di un impianto sportivo:  un vero e proprio luogo simbolo della città. Il biglietto, anche se non  proprio economico, permette di ripercorrere la storia del club, visitare le tribune, gli spogliatoi e il museo, offrendo uno sguardo affascinante su una delle squadre più titolate al mondo e che ha visto giocare i più grandi giocatori della storia del calcio.

Dallo stadio ci siamo spostati in metro verso la Plaza de Toros de Las Ventas, la più importante arena per la corrida in Spagna. Anche senza assistere a uno spettacolo, l’edificio colpisce per la sua architettura in stile ispano-moresco e per il ruolo che ha avuto, e in parte ha ancora oggi, nella cultura spagnola degli ultimi cento anni. Si tratta della seconda arena più grande al mondo, dopo quella di Città del Messico e può ospitare fino a 23.000 persone. La visita permette di capire meglio una tradizione complessa e controversa, ma ancora profondamente radicata nella storia del Paese. L’audioguida ci ha illustrato le fasi di svolgimento di una corrida, uno “spettacolo” ampiamente dibattuto, il ruolo di ogni persona coinvolta e l’aspirazione di ogni torero di essere portato in trionfo attraverso la porta grande, a significare la sua vittoria sul toro.

Il biglietto comprende anche un’esperienza di realtà virtuale e la visita al Museo Taurino.

Nel pomeriggio abbiamo camminato per il Barrio Salamanca, una delle zone più eleganti e raffinate di Madrid. Ampi viali, edifici signorili, caffè curati e boutique di lusso lungo le vie del Miglio d’oro rendono questo quartiere perfetto per una passeggiata tranquilla. Salamanca è in sostanza il lato più sofisticato della città, molto diverso dall’atmosfera popolare del centro storico.

Per le vie di questo quartiere si possono anche ammirare alcuni edifici particolari: il “Rascacielos de Salamanca”, uno dei primi grattacieli residenziali della città, costruito negli anni ’50 ma anche Casa Árabe, con la sua architettura ispirata allo stile neomudéjar e andaluso che oggi è un centro culturale dedicato al dialogo tra il mondo arabo e la Spagna.

Abbiamo concluso la giornata tornando in due luoghi già visitati: il Parque del Buen Retiro, per vederlo con più calma e in un momento diverso della giornata. La luce che filtra tra gli alberi, i musicisti di strada e l’atmosfera rilassata lo rendono uno dei luoghi migliori per fare una pausa dopo una giornata di cammino.

E poi siamo tornati verso il Museo del Prado perché, vista l’ora (5 pm) , sapevamo che avremmo trovato aperta la Chiesa di San Jerónimo el Real. Conosciuta anche come Los Jerónimos, è una chiesa elegante in stile gotico isabellino e con una scenografica scalinata che conduce all’ingresso principale. La chiesa ha avuto un ruolo importante nella storia spagnola: qui si sono svolte cerimonie ufficiali e celebrazioni legate alla monarchia, tra cui matrimoni reali e proclamazioni. L’interno è sobrio ma armonioso, con vetrate luminose e un’atmosfera raccolta che invita a fermarsi qualche minuto in silenzio. Dopo tante visite museali, è una tappa perfetta per rallentare e scoprire un lato più storico e istituzionale della città.

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Questa è stata poi la notte di Capodanno che a Madrid vuol dire vivere una delle tradizioni più sentite della Spagna: quella delle 12 uvas de la suerte. A mezzanotte, infatti, mentre l’orologio della Puerta del Sol scandisce i dodici rintocchi, i madrileni (e non solo) mangiano dodici chicchi d’uva, uno per ogni rintocco, come augurio di fortuna per i dodici mesi dell’anno nuovo.

Per aspettare la mezzanotte nella tradizione Puerta del Sol, bisognava però fare luna lunghissima cosa perché l’accesso alla piazza era controllato e soprattutto a numero chiuso. Non volendo stare in fila per ore, abbiamo optato per festeggiare il nuovo anno in Plaza Mayor.


Giorno 5 – La calma di Madrid del 1° gennaio

Il 1° gennaio Madrid ci è apparsa in una versione insolita: strade tranquille, poche auto, un’atmosfera quasi rarefatta. Con quasi tutti i luoghi chiusi, abbiamo scelto di vivere la città semplicemente camminando fino alla Basilica di San Francesco il Grande, uno degli edifici religiosi più imponenti della capitale. La sua grande cupola – tra le più ampie d’Europa – domina il quartiere e custodisce al suo interno opere di artisti come Goya. Entrare mentre era in corso la celebrazione ha reso il momento ancora più autentico: meno turistico, più intimo, come se per un attimo avessimo visto la città nella sua dimensione quotidiana e spirituale.

Una settimana a Madrid- Basilica di San Francesco il Grande

Da lì abbiamo proseguito verso il Barrio de las Letras (Las Huertas), il quartiere letterario di Madrid. È qui che nel Siglo de Oro vivevano scrittori come Lope de Vega e Francisco de Quevedo, e passeggiando si notano citazioni incise direttamente sul pavimento delle strade. Abbiamo visitato il Convento de las Trinitarias Descalzas, dove è sepolto Miguel de Cervantes, autore del Don Chisciotte. Per secoli il luogo esatto della sua sepoltura rimase incerto, fino a quando nel 2015 i suoi resti furono identificati all’interno del convento: una scoperta che ha riportato l’attenzione su questo angolo ricco di storia.

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Malasaña, quartiere simbolo della Movida madrileña degli anni ’80, quando dopo la fine della dittatura franchista divenne il centro della rinascita culturale e artistica della città. Ancora oggi conserva un’anima alternativa, tra negozi vintage, murales e caffè indipendenti.

Abbiamo concluso la giornata con un giro serale per ammirare le luminarie natalizie, particolarmente scenografiche nelle zone di Cibeles, del Prado e nei pressi del Retiro. Madrid durante le feste investe molto nelle installazioni luminose, spesso progettate da artisti e architetti, e il risultato è davvero imponente: grandi archi di luce, alberi decorati e palazzi storici illuminati in modo spettacolare. Con le strade ancora tranquille dopo la notte di Capodanno, l’atmosfera era quasi magica, un modo perfetto per chiudere una giornata diversa dal solito e scoprire una Madrid più silenziosa ma non meno affascinante.


Giorno 6 – La Madrid delle tradizioni

(Museo delle tradizioni, Campo del Moro, ponte di Segovia, La Chuewa, La Latina)

Il sesto giorno lo abbiamo dedicato a una Madrid più legata alle sue radici storiche e popolari. La mattina è iniziata al Museo delle Tradizioni (Museo de Artes y Tradiciones Populares), ad ingresso gratuito, un luogo meno conosciuto rispetto ai grandi musei cittadini ma molto interessante per capire l’identità culturale spagnola. Qui sono raccolti oggetti, costumi, strumenti e testimonianze della vita quotidiana e delle feste popolari, un modo diverso per entrare in contatto con la storia del Paese, non attraverso i grandi eventi ma attraverso la vita delle persone.

Una settimana a Madrid-museo delle tradizioni

Da lì abbiamo raggiunto il Campo del Moro, i giardini storici ai piedi del Palazzo Reale. Il nome deriva da un antico tentativo di conquista musulmana della città nel IX secolo, anche se l’aspetto attuale è frutto di sistemazioni ottocentesche in stile romantico. Essendo gennaio, il parco era nella piena atmosfera invernale, penso che in primavera e autunno possa essere decisamente più suggestivo. In ogni caso, passeggiare qui significa godersi una delle prospettive più belle e meno affollate del Palazzo Reale.

Proseguendo siamo arrivati al Puente de Segovia, il ponte più antico di Madrid, costruito nel XVI secolo durante il regno di Filippo II. In granito, solido ed elegante, attraversa il Manzanarre e collega il centro storico alle aree più occidentali della città.

Nel pomeriggio siamo tornati verso quartieri che ormai sentivamo familiari: Chueca, sempre vivace e colorata, e poi La Latina, perfetta per una pausa tra vicoli storici e piazze animate. La Latina, con le sue strade strette e irregolari di origine medievale, conserva un’anima popolare ed è uno dei quartieri migliori dove respirare l’atmosfera più genuina della città.

Sempre in base agli orari di apertura, nel quartiere La Latina si può visitare la Chiesa di San Isidro, dedicata al patrono di Madrid. San Isidro, contadino del XII secolo, è una figura molto amata dai madrileni, legata a numerosi miracoli e tradizioni popolari. Ancora oggi, ogni 15 maggio, la città celebra la sua festa con processioni, musica e abiti tradizionali. Visitare questa chiesa significa entrare in contatto con la dimensione più identitaria e religiosa di Madrid, meno monumentale ma profondamente sentita.


🏨  Dove alloggiare a Madrid: perché abbiamo scelto La Latina

Per la nostra settimana a Madrid abbiamo scelto un appartamento nel quartiere La Latina e, col senno di poi, rifaremmo la stessa scelta senza pensarci due volte.

La Latina è uno dei quartieri che abbiamo trovato più autentici e vivaci della città, perfetto per farci vivere Madrid come dei local: vicoli stretti, piazzette sempre animate, bar storici e tapas bar a ogni angolo. È una zona centralissima, facilmente raggiungibile dalla stazione, comodissima per spostarsi a piedi verso il centro storico, il Palazzo Reale e il mercato di San Miguel, ma allo stesso tempo meno caotica rispetto ad altre aree super turistiche.

Abbiamo scelto un appartamento per una settimana per avere poi libertà totale: colazioni lente in casa, spazio per rilassarsi dopo una giornata di visite, la possibilità di organizzare i ritmi senza dipendere dagli orari di un hotel e qualche sera cenare a casa di ritorno da una lunga giornata fuori.


🍽️ Cosa mangiare a Madrid (e dove): tapas, vermouth e tradizioni locali

A Madrid il cibo non è solo una pausa tra una visita e l’altra: è parte dell’esperienza. Una delle tradizioni più autentiche è quella di bere il vermouth, soprattutto la domenica a pranzo. Il “vermut” si beve liscio o con ghiaccio e una fetta d’arancia, spesso accompagnato da qualche tapa semplice. È un rito sociale, un momento lento prima del pranzo o della cena, che racconta molto dello stile di vita madrileno.

Tra i piatti tipici da provare ci sono sicuramente i bocadillos de calamares, panini ripieni di calamari fritti, semplici ma iconici, nati nelle zone vicine a Plaza Mayor. Poi gli immancabili huevos rotos con jamón, uova fritte servite su un letto di patate con prosciutto iberico, da “rompere” e mescolare direttamente nel piatto. Le patatas bravas, con la loro salsa leggermente piccante, sono un classico da condividere, così come la tortilla de patatas, morbida all’interno e perfetta a qualsiasi ora del giorno. Più sostanziose sono le zapatillas, enormi panini croccanti ripieni di jamón e formaggio fuso, e il meno conosciuto ma saporito lomo de orza, carne di maiale conservata nell’olio e speziata, tipica della tradizione castigliana.

E poi c’è il momento dolce: i churros con chocolate. Bastoncini di pasta fritta serviti caldi e croccanti, da intingere in una cioccolata densa e corposa. A Madrid si mangiano a colazione, nel pomeriggio o anche a notte fonda dopo una serata fuori: sono una vera istituzione.

Per assaggiare tutto questo, alcuni quartieri sono perfetti. Abbiamo trovato Lavapiés ideale per un’atmosfera più autentica e multiculturale, con locali informali e tapas creative accanto a proposte più tradizionali. Chueca unisce qualità e vivacità: qui abbiamo trovato taverne moderne e più curate, Malasaña, invece, è perfetta per una tapas serale in un ambiente più alternativo, tra bar storici e locali contemporanei.

E poi ci sono i mercati al coperto, il vero centro della gastronomia di Madrid: il Mercato di San Miguel (bella l’architettura ma troppo turistico per i nostri gusti), il Mercato San Anton (il giusto compromesso dove assaggiare tanti piatti tipici), il mercato di San Fernando e molti altri che troverete in ogni quartiere.

Mangiare a Madrid significa condividere, assaggiare un po’ di tutto e soprattutto prendersi il tempo.

Ed è forse proprio attorno a un tavolo, tra un piatto di patatas bravas e un bicchiere di vermouth, che abbiamo vissuto e compreso davvero lo spirito della città.


❓ FAQ – Domande frequenti su Madrid

Quanto tempo serve per visitare Madrid?

Noi siamo rimasti una settimana piena, ma anche con 4/5 giorni si visita abbastanza bene. Se invece volete avere ritmi più lenti e vivere i quartieri più caratteristici, scoprendoli nelle loro curiosità, una settimana è perfetta.

Madrid è costosa?

Diciamo che non l’ho trovata costosa ma sicuramente più cara di qualche anno fa.
Alcune attrazioni sono abbastanza care (ad esempio lo stadio Bernabeu). Per visitare i musei, ci sono varie card turistiche che consentono di risparmiare abbastanza (cercate la card per Triángulo del Arte o Triángulo de Oro).
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Stessa cosa per i trasporti, si risparmia acquistando la Tessera turistica (Tarjeta multi) , al costo di 2,50€ e poi ricaricandola con biglietti semplici 0 da dieci viaggi.
>Per mangiare, con attenzione e soprattutto interesse a cercare posti frequentati dai madrileni e non turistici, si può spendere dai 6€ (pranzando ad esempio con un bocadillos ai calamari)  a massimo 25€ per 2/3 tapas e un bicchiere di birra

Qual è il periodo migliore per andare a Madrid?

Noi siamo stati durante le feste di Natale e in questo periodo è molto freddo. Lo consiglio per apprezzare l’atmosfera delle feste che a Madrid è veramente sentita (dalle luminarie ricche, ai mercatini, all’aria in generale che si respira).
In estate è molto molto calda, ma potrete certamente vivere di più e diversamente tutti i luoghi all’aria aperta. In primavera è probabilmente il momento migliore, per apprezzare luoghi come il Parco del Retiro, i Giardini del Moro, o l’orto botanico.

Quale è la cosa più bella di Madrid?

Secondo me la cosa più bella di Madrid non è un monumento preciso. È l’atmosfera. Madrid non mi ha colpito con un “wow” immediato come invece ha fatto Parigi con la Tour Eiffel o Amsterdam con i suoi canali e le case tipiche. Mi ha conquistata piano e soprattutto con il modo in cui la città vive la strada. Con le piazze sempre animate ma mai oppressive, con il fatto che puoi passare da un museo come il Prado a un parco come il Retiro, e poi finire la giornata in una taverna a mangiare tapas senza mai sentirti fuori posto.

Se proprio devo scegliere qualcosa di concreto?
Direi questo mix:

  • 🖼️ L’arte concentrata in pochi isolati (Prado, Reina Sofía, Thyssen… roba da brividi).

  • 🌳 Il Retiro al tramonto, quando la luce si abbassa e la città rallenta.

  • 🍷 La vita serale, che non è frenetica ma sociale, conviviale.

  • 🏙️ Le terrazze panoramiche, tipo il Círculo de Bellas Artes, dove capisci davvero la forma della città.

Madrid non è scenografica in modo teatrale. È vivibile, calda, autentica. E forse è proprio questo che la rende speciale: non ti mette distanza, ma ti accoglie.

Cosa vedere ad Amsterdam in 8 giorni tra musei, quartieri e curiosità

Visitare Amsterdam in 8 giorni significa concedersi il tempo di andare oltre i canali, il centro storico, il quartiere a luci rosse e le biciclette.
È una città che ci ha sorpreso con la sua storia, l’arte, i quartieri creativi e quel ritmo fatto di libertà e lentezza che ci ha invitato a guardare, ascoltare e respirare la vita locale.

Avevo visitato la capitale olandese la prima volta da piccola e di quell’esperienza avevo un ricordo limitato alle attrazioni più iconiche, la seconda volta ai tempi dell’università e di quel viaggio ricordo più che altro la movida, i canali e le passeggiate in bicicletta.

Questa volta, grazie a giorni che le abbiamo dedicato, ho scoperto tanto di più e da una prospettiva completamente nuova. Amsterdam è una città con anime diverse: artistica, storica e innovativa. Una città che se vissuta con lentezza, ti fa perdere tra i suoi canali, scoprire i quartieri più autentici, visitare musei unici al mondo e assaggiare la sua cucina cosmopolita.
Una città che ha tanto da offrire e che ha affascinato tantissimo anche nostro figlio adolescente che si è fatto travolgere dallo spirito olandese della capitale, l’aria multiculturale, la storia radicata, il valore della tolleranza e il senso di libertà, controbilanciata dal rispetto delle regole.

Ad Amsterdam si respira infatti in maniera più forte ciò che comunque si trova in ogni angolo di Olanda, ma qui è tutto più accentuato: spazi per la libera espressione che altrove sarebbero censurate o marginalizzate (pensate ad esempio al Red Light District o ai coffee shop) ma anche un assoluto rispetto delle regole. Ciò significa che la libertà concessa è, si, garantita, ma richiede consapevolezza, rispetto delle leggi e delle regole urbane. E infatti tanto quanto la libertà, si percepisce un altissimo senso civico, ad esempio nell’uso della bicicletta o nel comportamento da assumere nei quartieri che ho citato prima, con gli attenti controlli su droghe “leggere” o sulla sicurezza pubblica.

Questa combinazione di libertà autentica e ordine civile dà ad Amsterdam un fascino speciale: è un luogo dove puoi essere te stessa, ma allo stesso tempo sentirti parte di una comunità che tiene insieme differenze e stili di vita con una base comune di regole condivise.

Cosa vedere ad Amsterdam in 8 giorni: come ci siamo organizzati

Avendo a disposizione diversi giorni, abbiamo vissuto la città quasi come veri abitanti, ci siamo persi tra le strade di quartieri come Jordaan, abbiamo passeggiato in quartieri riqualificati dalla street art come NDSM e abbiamo visitato i musei più importanti senza fare code. Ogni giorno abbiamo scelto un itinerario diverso, alternando arte, natura, architettura e vita quotidiana. E ogni sera ci siamo concessi una cena nel quartiere De Pijp o nei dintorni per conoscere sfaccettature diverse di questa capitale. In più, Amsterdam è una città che si muove al ritmo delle bici e dell’acqua, quindi non ci siamo fatti mancare un giro sul battello o il noleggio delle bici per un giorno per girare in città.

I nostri ritmi giornalieri sono stati serrati, ma volevamo vivere e vedere la città da più angolazioni e punti di vista. Abbiamo quindi organizzato le nostre giornate alternando visite più tradizionali a esperienze che potessero essere interessanti e varie anche per nostro figlio adolescente.

Giorno di arrivo: prime impressioni della città

Siamo arrivati ad Amsterdam, perché da qui partiva il nostro itinerario di due settimane in Olanda in bici, battello e treno.

Avevamo 2 mezze giornate a disposizione prima della partenza e 7 giorni al rientro.
Abbiamo scelto di usare le prime per prendere un pò le misure e farci un’idea della città, alloggiando nel quartiere Nord.
Siamo atterrati in tarda mattinata e con l’intero pomeriggio a disposizione siamo andati subito verso il centro fino a Piazza Dam, il luogo in cui fu fondata Amsterdam, nel 1270. Oggi rappresenta il cuore pulsante della città, un punto di incontro per tutti gli Olandesi, teatro di manifestazioni, mercati, concerti ma anche luogo di ritrovo per turisti e artisti di strada.

Nella piazza si affaccia il Palazzo reale, costruito nel XVII secolo come Municipio della città, durante il periodo d’oro olandese, in seguito trasformato in residenza reale da Luigi Napoleone Bonaparte, fratello di Napoleone, quando governò i Paesi Bassi.

Per il tardo pomeriggio avevamo prenotato il giro in battello tra i canali della città. Dal sito GetYourGuide (che vi consiglio perché spesso ci sono offerte molto convenienti) abbiamo prenotato la mini crociera. Dal battello la città ha una prospettiva diversa: ti scorrono davanti agli occhi le tipiche case strette e inclinate, i ponti illuminati, i piccoli moli privati e gli scorci romantici che da terra spesso sfuggono.
La consiglio al tramonto per ammirare la città con la luce calda, i riflessi sull’acqua. La sconsiglio di domenica (come l’abbiamo fatta noi) perché i canali sono affollati anche da battelli presi a noleggio da gruppi di ragazzi olandesi che lo usano un pò come un appuntamento fisso della domenica per sorseggiare aperitivi e birre in compagnia.

Alloggiando nel quartiere nord, la mattina seguente ne abbiamo approfittato per visitarlo, in particolare fino a Nieuwendammer, una zona residenziale molto ricercata piena di case di legno e abbellita da fiori. Si tratta di villaggio sorto lungo l’argine della diga (da cui il nome) dove, dal XVII secolo, molti mercanti, capitani di navi e notabili della città vi costruirono le loro case eleganti per vivere lontano dal caos cittadino. Ancora oggi il quartiere conserva un fascino d’altri tempi: abitazioni in legno dai colori pastello, giardini fioriti, silenzio e canali tranquilli. Passeggiando per Nieuwendammer abbiamo scoperto una Amsterdam intima e autentica, lontana dalle rotte turistiche più affollate.

Amsterdam in 7 giorni - Nieuwendammer

Sempre nel quartiere nord si trova un’attrazione di ultima generazione, This is Holland, che abbiamo deciso di fare spinti anche dalla curiosità di nostro figlio. Grazie a uno spettacolare flight simulator in 5D, con sedili sospesi, vento, nebbia e profumi, sembra davvero di sorvolare il Paese. E’ infatti talmente immersiva che a seconda di dove (virtualmente) ci si trova, si sentono le goccioline di acqua di mare portate dal vento, il profumo dei tulipani in fiore e molto altro. È un’attività che ha entusiasmato lui, ma ha conquistato anche noi genitori: in meno di un’ora abbiamo vissuto un tour dell’Olanda a base di divertimento e qualche emozione da brivido. Un’idea perfetta per chi vuole alternare musei e passeggiate a un’esperienza più leggera e sorprendente.

Giorno 2: cominciamo ad esplorare uno dei quartieri più cosmopoliti

Per la seconda parte della nostra vacanza che abbiamo sfruttato principalmente per visitare Amsterdam, abbiamo scelto di alloggiare nel quartiere di De Pijp, un quartiere vivace e giovane: un connubio di cucine dal mondo, street art e mercati locali. E’ uno dei quartieri più dinamici e cosmopoliti di Amsterdam, un mosaico di culture, sapori e stili di vita che si è rivelato perfetto per noi che siamo spesso alla ricerca di autenticità al di fuori dei circuiti più turistici.

L’atmosfera di questo quartiere è dettata dalla sua morfologia: si tratta infatti di un’isola collegata al resto ella città da 16 ponti e il suo nome (la pipa) è dovuto alla conformazione delle strade dritte e strette come i bocchini delle vecchie pipe in terracotta. Qui si trova l’Albert Cuypmarkt, il mercato all’aperto più grande d’Europa. Oltre 260 bancarelle dove assaggiare specialità olandesi come gli stroopwafel fatti al momento, il formaggio giovane, l’aringa marinata o i poffertjes caldi, ma dove anche girellare tra bancarelle che vendono souvenir, abbigliamento vintage, pesce, frutta e verdura, borse e zaini.

Amsterdam in 7 giorni - Albert Cuypmarkt

Il primo giorno lo abbiamo prevalentemente usato per visitare questo quartiere. Il nostro hotel si trovava proprio a pochi metri dall’ingresso del mercato e anche nei giorni successivi, quando le distanze ce lo hanno permesso, siamo tornati qui per un pranzo veloce e anche piuttosto conveniente.

Attorno al mercato si snodano poi vie animate dove è piacevole fermarsi per una birra, gustare una colazione lenta, scoprire botteghe di artigianato locale o cenare in uno dei numerosi ristoranti.

È la zona ideale per immergersi nel lato più genuino di Amsterdam, lontano dalle folle, ma ricca di stimoli e di vita.

Nel tardo pomeriggio, avevamo prenotato (ma solo per noi genitori perché vietato ai minori) l’ingresso all’Heineken experience, una delle attrazioni sicuramente più visitate della città. L’esperienza si svolge nello storico birrificio dove, nel 1867, Gerard Adriaan Heineken iniziò a produrre quella che sarebbe diventata una delle birre più conosciute al mondo.

Il percorso è interattivo e coinvolgente: si ripercorre la storia del marchio, si entra negli antichi spazi della produzione, si scoprono gli ingredienti principali (malto, luppolo, acqua e lievito A, il “segreto” della ricetta) e si sperimentano attività multimediali che raccontano come la birra viene brassata e distribuita.

La visita si conclude con la degustazione di tre birre fresche spillate al momento, servita nella suggestiva sala bar del birrificio e  una working class per imparare a spillare la birra perfettamente. Oggi Heineken è una delle birre più vendute al mondo, disponibile in oltre 190 Paesi. È considerata una delle icone olandesi più riconoscibili all’estero, tanto da essere spesso associata direttamente all’immagine dell’Olanda stessa.

I minori, come vi dicevo, non sono ammessi e nemmeno c’è una zona dove, se abbastanza grandi come il nostro, possono aspettare. La visita è guidata (in inglese) ma vengono forniti anche gli auricolari in per la traduzione in italiano.

Giorno 3: visita al quartiere medioevale e centro storico

Il terzo giorno lo abbiamo dedicato ai quartieri del centro storico. Camminando da De Pijp verso il centro, abbiamo per prima cosa fatto un giro al Flower Market, una delle icone più colorate della città. Anche se oggi è diventato piuttosto turistico e agosto non è certo il periodo di fioritura dei tulipani, ci ha dato l’opportunità tuffarci nel mondo dei bulbi olandesi, curiosare tra mille varietà di tulipani e scoprire semi e souvenir botanici perfetti da portare a casa.

Entrando nel cuore storico di Amsterdam siamo andati subito a visitare Begijnhof, il quartiere delle Beghine, una delle corti più antiche e tranquille della città. Qui nel Medioevo vivevano le beghine, donne laiche che si dedicavano a opere di carità, e ancora oggi il cortile conserva la sua atmosfera raccolta con case eleganti e due chiese: la cappella delle beghine dove si rifugiavano a pregare in clandestinità dopo la confisca della loro chiesa da parte dei calvinisti e la chiesa inglese dei padri pellegrini.
Oggi il Begijnhof è ancora abitato, e per questo è importante visitarlo in silenzio e con rispetto. Tra il verde curato e le finestre fiorite si respira un’atmosfera sospesa, un raro equilibrio tra spiritualità e quotidianità.

Poco distante si trova Kalverstraat, la via dello shopping più famosa di Amsterdam, dove si alternano boutique internazionali e negozi più moderni.

Nel bel mezzo di questa frenetica via, al civico 58, c’è una chiesetta mimetizzata tra palazzi e negozi, la chiesa del Pappagallo, dalla storia molto particolare, una storia di tolleranza, sopravvivenza e rinnovata libertà. Risale infatti al 1672, l’epoca in cui ai cattolici olandesi non era permesso celebrare pubblicamente la Messa dopo la Riforma. Per continuare a praticare la loro fede, fu allestita questa chiesa nascosta in un cortile privato, dietro le mura di un’abitazione. La chiesa doveva essere invisibile dalla strada, per evitare atti di repressione. Il nome deriva dal fatto che la proprietà originaria apparteneva a un commerciante di uccelli. Un pappagallo scolpito accanto alla porta d’ingresso ricorda ancora oggi quell’origine. Quando, nel XIX secolo, la libertà di culto fu riconosciuta e i cattolici ottennero il permesso di costruire chiese visibili, la chiesa fu ampliata diventando una basilica a tre navate con stucchi e arredi.

Percorrendo tutta Kalverstraat abbiamo raggiunto Piazza Dam. Qui si affaccia il Palazzo Reale in stile classico, un tempo sede del municipio e oggi residenza utilizzata dalla famiglia reale per cerimonie ufficiali.

Vi consiglio di visitarlo perché grazie ad un ottimo percorso con audioguida, si possono visitare le sale di rappresentanza decorate con marmi, sculture e affreschi che raccontano la potenza e la ricchezza di Amsterdam nel Seicento.
Da non perdere la Sala del Trono e la Sala dei Cittadini, una delle più grandi d’Europa, con un pavimento di marmo inciso con le mappe del mondo allora conosciuto, con Amsterdam al centro — un simbolo dell’espansione olandese e del suo spirito commerciale.

Il palazzo è oggi la residenza ufficiale del re, anche se in realtà il sovrano vive a L’Aya.

Nel cuore del quartiere medioevale si trova, tra i canali stretti e le facciate gotiche, la Oude Kerk, la chiesa più antica della città, costruita nel 1306 come edificio cattolico, poi convertito a protestante e oggi trasformata in uno spazio d’arte contemporanea. Le sue vetrate colorate e il pavimento di lapidi ricordano il legame profondo tra fede e quotidianità, mentre dalle finestre entra la luce che filtra tra i vicoli del quartiere più famoso della città: il Red Light District.

A pochi passi dalla chiesa, infatti si trovano le prostitute che attirano i clienti e nella piazza davanti si erge da una parte la statua di Belle in onore di tutte le prostitute del mondo e un bassorilievo che raffigura una mano che palpeggia un seno.

Contrariamente a quello che molti pensano, questa zona non è solo sinonimo di vetrine illuminate: è un luogo che racconta la storia di tolleranza e libertà su cui si fonda Amsterdam.
Qui, la convivenza tra antichi edifici religiosi, locali alternativi e piccole gallerie d’arte rappresenta perfettamente lo spirito olandese: libero ma rispettoso, aperto ma regolato.

Passeggiando di giorno si scoprono scorci silenziosi e pittoreschi, botteghe di artigiani, librerie e caffè che si affacciano sui canali. Di sera, invece, il quartiere si accende di luci e diventa un mosaico di suoni, lingue e culture diverse.
È un luogo da visitare con curiosità e rispetto, per capire come Amsterdam riesca da secoli a coniugare libertà personale e senso civico, in un equilibrio che è parte della sua identità più autentica.

Per concludere la giornata, ci siamo spinti fino all’Houseboat museum la cui visita rappresenta uno dei modi più semplici e curiosi per capire uno degli aspetti più iconici di Amsterdam: la vita sulle case galleggianti. Il museo si trova nel cuore del quartiere Jordaan, lungo il suggestivo Prinsengracht, uno dei canali più fotografati della città.

Si tratta di una vera imbarcazione del 1914 trasformata in abitazione e poi in museo, e permette di entrare fisicamente in uno di questi piccoli mondi sull’acqua che da decenni caratterizzano il paesaggio urbano. La visita è breve ma interessante: si passa da cucina e soggiorno alle cabine e agli spazi di stivaggio, scoprendo come ogni angolo sia sfruttato con un ingegno tutto olandese. Pannelli e audioguide raccontano l’evoluzione delle case galleggianti: nate come soluzione economica, oggi sono residenze molto ricercate (e costose!) con regole precise, permessi limitati e liste d’attesa lunghissime.

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Giorno 4: due quartieri tutti da scoprire e la casa di Anna Frank

Joordan è il quartiere che dopo De Pijp ci ha conquistato e dove siamo tornati più volte durante la settimana di permanenza ad Amsterdam.
Fino alla metà del XX secolo è stato un quartiere popolare abitato da artigiani e lavoratori, oggi è invece un intreccio di vie tranquille, cortili segreti (gli hofjes) e canali silenziosi che sembrano lontani anni luce dal caos del centro. Passeggiando tra piccole gallerie d’arte, caffè dall’aria vissuta e negozi indipendenti, si percepisce subito l’anima creativa di questo quartiere: è qui che Amsterdam rivela la sua parte più autentica, quella che vive nei dettagli.
È bello percorrerlo anche senza meta, lasciandosi guidare dal profumo del caffè tostato, dai balconi fioriti e dalla musica che esce dalle finestre aperte.
Noi ci siamo stati intanto di lunedì mattina così da vedere il mercato delle pulci (Noordmarkt) con bancarelle di abbigliamento vintage e arredi, che si tiene proprio davanti alla Noorderker e il Westermarkt, il mercato dei tessuti. In entrambi, coinvolti dallo spirito del quartiere abbiamo fatto qualche acquisto, immergendoci nella quotidianità più semplice e affascinante del quartiere.

Camminando a piedi siamo passati dal canale Brouwersgracht, il canale dei birrai che furono in attività nel XVI e XVII secolo. Qui infatti si concentravano molte delle birrerie, distillerie e botteghe legate al commercio e allo stoccaggio di merci come caffè, olio, spezie e pellami. Le grosse case-magazzino con i tetti a “becco di gabbiano” (spout gables), le facciate alte e le grandi finestre servivano per conservare barili, merci e prodotti destinati a essere caricati sulle barche che partivano verso i porti olandesi e il resto del mondo. Sicuramente una delle vie più belle da fotografare.

Amsterdam in 7 giorni-canale dei birrai

Al Museo di Anna Frank c’ero stata da piccola, quindi circa 30 anni fa e allora era tutto molto più simile alla casa originale. Ora è molto diverso, ma rimane un’esperienza intensa e necessaria, uno di quei momenti che ad Amsterdam lasciano un segno profondo.

L’audioguida e il percorso museale che è stato realizzato adesso permettono di seguire giorno per giorno la storia della famiglia Frank e di riflettere sul valore della libertà, della memoria e dell’umanità.

Consiglio l’acquisto dei biglietti online e con un certo anticipo, se si vuole essere certi di trovare posto.

Per chiudere questa giornata, ci siamo diretti nel quartiere NDSM, una grande area post-industriale raggiungibile con un breve traghetto gratuito dalla Stazione Centrale, una tra le sorprese inaspettate di Amsterdam nella zona nord della città.
Un tempo qui sorgevano i giganteschi cantieri navali della Nederlandse Dok en Scheepsbouw Maatschappij (da cui l’acronimo NDSM), oggi trasformati in un enorme polo creativo.

Già dal traghetto, prima di approdare sul molo abbiamo percepito l’atmosfera diversa che si respira in questo quartiere: un vecchio sottomarino sovietico ormeggiato, tram arrugginiti lungo la riva e poi, incamminandoci verso l’interno, ci siamo addentrati tra i capannoni pieni di street art, container colorati trasformati in atelier, caffè dall’anima hipster.

Una delle prime soste è stata inevitabilmente il murales di Kobra intitolato “Let Me Be Myself” che ritrae Anna Frank con lo sguardo fiero e una palette vivacissima che contrasta con la storia tragica della ragazza.

In particolare poi ci siamo soffermati dentro all’NDSM Loods, un capannone di 20.000 m² dove convivono laboratori, gallerie e opere murali alte diversi metri, il pleincentrale con i container creativi.

Amsterdam in 7 giorni-NSDM

Insomma un intero quartiere dove perdersi e che mostra un’Amsterdam alternativa, lontana dai canali perfetti e dalle facciate da cartolina: qui domina la sperimentazione, la libertà espressiva e un’atmosfera che invita a rallentare e osservare.

Giorno 5: il museo che tutti noi desideravamo di più visitare e un desiderio esaudito per adolescenti

Il quinto giorno ad Amsterdam è stato uno dei più attesi, perché finalmente abbiamo visitato il Museo di Van Gogh, tappa che desideravamo tutti, più di tutte.

Amsterdam in 7 giorni - museo di van GoghNessun’altra tappa del nostro itinerario era attesa quanto questa, e l’ingresso nel museo ha superato ogni aspettativa.

L’allestimento è studiato per accompagnare i visitatori lungo un percorso cronologico ed emotivo, che parte dagli anni giovanili nei Paesi Bassi e arriva agli ultimi, intensissimi mesi trascorsi nel sud della Francia. Una delle cose più particolari del museo è la capacità di far parlare le lettere che Vincent scriveva a suo fratello Theo, documenti che permettono di cogliere in profondità le sue fragilità, la sua lucidità artistica, la sua ricerca instancabile.

Visitare questo museo significa immergersi nella mente e nella sensibilità di un artista unico: dai primi dipinti più cupi alle esplosioni di colore degli ultimi anni, ogni quadro racconta un frammento della sua lotta interiore e della sua straordinaria capacità di osservare il mondo. L’audioguida è stata impeccabile nel guidarci attraverso la sua vita, le lettere a Theo, le fasi creative e le tecniche, e non nascondo che trovarmi davanti ai Girasoli o alla Camera di Arles è un’emozione difficile da descrivere.

Anche per questo museo,  avevamo prenotato i biglietti on line e con un certo anticipo.

Dopo un pranzo veloce a base di street food al mercato di De Pijp, con la metro ci siamo diretti alla John Cruijff Arena: lo stadio ufficiale dell’Ajax e il più grande impianto sportivo dei Paesi Bassi. E’ un vero e proprio tempio dedicato al calcio totale, alla cultura sportiva olandese e alla memoria di un uomo che ha rivoluzionato questo sport.Amsterdam in 7 giorni - John Cruijff Arena

La visita interna e del campo di uno stadio così grande e tecnologicamente avanzato (è il primo stadio in Europa ad avere un tetto retrattile che ne consente la chiusura/apertura in soli 18 minuti), è interessante anche per chi non è un vero appassionato di calcio. Visitare la Johan Cruijff Arena è come aprire un libro ricco di storie: quelle di grandi campioni, di partite indimenticabili, di una città che vive il calcio come un rito collettivo. L’Arena porta il nome di Johan Cruijff, leggenda assoluta dell’Ajax e della nazionale olandese, icona dello sport mondiale e simbolo della creatività olandese.

Durante il tour si possono visitare gli spogliatoi, la mix zone, la zona riservata ai media , il museo con i trofei e persino il bordo campo, dove si percepisce tutta la grandiosità della struttura.

Dopo la visita allo stadio, siamo rientrati verso il centro, anzi verso la cinta meridionale dei canali, ovvero l’Amstelsluizen.

Situata lungo il fiume Amstel, questa zona prende il nome dalle antiche chiuse che regolavano l’acqua e proteggevano Amsterdam dalle maree: un dettaglio che racconta quanto gli olandesi siano sempre vissuti in simbiosi con l’acqua, tra ingegno e necessità.

Le chiuse risalgono al 1674 e sono tutt’ora funzionanti, facendo si che i canali di Amsterdam vengano inondati dall’acqua dolce proveniente dai laghi del nord anziché dall’acqua salata.

Amstelsluizen è un quartiere fatto di ponti bassi, case eleganti che si specchiano sul fiume, ciclisti che passano silenziosi e una luce che, nelle ore del tramonto, rende l’Amstel quasi dorato. 
Da qui siamo arrivati fino al Magere Brug, il ponte bianco più iconico della città, costruito nel 1670 a nove campate e ricostruito più volte, prima in legno e ora in cemento. E’ noto per essere comparso in film come Agente  007 – Una cascata di diamanti e devo dire che è molto più suggestivo di sera quando viene illuminato da 1200 piccole luci.

Giorno 6: Una giornata in bicicletta tra natura, mercati e panorami

Anche ad Amsterdam, influenzati dal clima cittadino, non abbiamo resistito al richiamo delle due ruote. E così, prese a noleggio le bici, siamo partiti da De Pijp alla volta della periferia. Ci siamo lasciati alle spalle il centro per immergerci pian piano nel verde sconfinato dell’Amsterdam Bos.

L’Amsterdam Bos, il bosco di Amsterdam, è un polmone verde immenso, tre volte più grande di Central Park, totalmente creato dall’uomo, un luogo in cui sembra che la città svanisca. Al suo interno, sentieri, canali, ponticelli, radure, piste ciclabili a perdita d’occhio: tutto invita a rallentare. Abbiamo girato a lungo il parco e ci siamo fermati alla GoatFarm Ridammerhoeve, una fattoria biologica amatissima dalle famiglie olandesi, dove caprette e animali da cortile fanno da cornice a piccole attività artigianali e prodotti locali. Un luogo semplice, autentico, perfetto per una pausa nella natura, per dar da bere il latte agli agnellini e per gustare una buonissima fetta di apple pie fatta in casa.

Dal Bos siamo tornati verso il centro e ci siamo fermati a Vondelpark, il parco cittadino più frequentato dagli abitanti di Amsterdam: prati immensi, laghetti, persone che fanno picnic, artisti di strada, ciclisti ovunque, una statua di Picasso e un bellissimo giardino di rose fiorito. Un tempo era un parco privato riservato ai ricchi, oggi è il parco preferito dai cittadini di Amsterdam.

Per pranzo abbiamo raggiunto il vivace Foodhallen Market, un ex deposito dei tram trasformato in un mercato gastronomico coperto dove si possono provare cucine da tutto il mondo. Un luogo perfetto per assaggiare piatti diversi senza formalità, in un ambiente moderno e sempre molto frequentato.

Sempre in bici abbiamo raggiunto Nieuwmarkt, una delle piazze più vivaci e autentiche di Amsterdam, un luogo dove storia, multiculturalità e vita quotidiana convivono in modo sorprendente. E’ situata ai margini del Quartiere Medievale e a un passo da Chinatown ed è dominata dall’inconfondibile Waag, l’antica porta cittadina trasformata nei secoli in pesa pubblica, sede artistica e persino sala per esperimenti scientifici. Costruita nel 1488 come porta della città (la Sint Antoniespoort), è oggi considerata la struttura non religiosa più antica ancora esistente ad Amsterdam.

In questo quartiere abbiamo visitato la fabbrica di diamanti Gassan. Amsterdam, infatti, è conosciuta come la città dei diamanti sin dal Seicento, quando i maestri tagliatori ebrei portarono qui le tecniche più raffinate d’Europa.

Gassan, fondata nel 1945 dall’omonima famiglia in un ex edificio della Compagnia dei Tram, è oggi una delle ultime realtà artigianali che continua questa tradizione con precisione quasi chirurgica. La visita  alla fabbrica — gratuita e molto interessante — ci ha consentito di vedere da vicino come nasce un diamante perfetto: dalla selezione delle pietre grezze al taglio, fino alla lucidatura. La guida ci ha spiegato il significato delle famose “4C” (carat, color, clarity, cut) con esempi pratici e con la possibilità di osservare da vicino diversi tipi di pietre attraverso la lente del tagliatore.

Una curiosità affascinante riguarda il taglio Gassan 121®, un taglio proprietario brevettato dall’azienda: grazie alle sue 121 faccette, riflette la luce più dei tagli tradizionali rendendo la pietra incredibilmente brillante.

Nella zona delle isole orientali, si trova il Nemo Museum, il museo della scienza, dalla costruzione con tetto inclinato verde rame firmato Renzo Piano. Noi non lo abbiamo visitato ma siamo saliti sulla terrazza (l’accesso è gratis ma attenzione agli orari che cambiano tra estate e inverno) per vedere un bel panorama su Amsterdam. A seconda del periodo dell’anno è possibile godere anche la vista del tramonto. Insomma in ogni caso, vi consiglio di salirci perché ne vale la pena.

Giorno 7: musei importanti, mercati e shopping

Il settimo giorno ad Amsterdam lo abbiamo dedicato a un mix perfetto di cultura, sapori e momenti leggeri. La mattina è iniziata al Rijksmuseum, il più importante museo d’Olanda, un luogo in cui si può davvero leggere la storia del Paese attraverso le opere del Secolo d’Oro. Abbiamo trascorso diverse ore tra i capolavori di Rembrandt – tra cui la celebre Ronda di notte –, le tele luminose di Vermeer e le splendide nature morte olandesi, così ricche di simboli e dettagli che sembrano fotografie. Il museo è immenso e meriterebbe un’intera giornata, ma anche una visita di qualche ora permette di cogliere lo spirito dell’arte olandese.

Amsterdam in 7 giorni - Rijksmuseum

Dopo l’esposizione, abbiamo fatto una passeggiata nel giardino del Rijksmuseum, uno spazio elegante e gratuito dove è possibile respirare un po’ di calma tra aiuole curate, fontane e sculture temporanee. È un luogo ideale per decomprimere dopo la visita e per osservare l’architettura neogotica del museo da un’altra prospettiva.

Dopo un giretto nuovamente al mercato di De Pijp (incredibile come ogni giorno appaia diverso) e un pranzetto al chiosco dei noodles vegetariani, abbiamo dedicato il pomeriggio ad un pò di shopping. Siamo tornati come prima cosa, al mercato dei fiori per comprare bulbi e semi di bonsai da portare a casa e piantare. Poi ci siamo immersi nuovamente in Kalverstraat, tra negozi di moda, botteghe di design olandese e cioccolaterie.

Una giornata equilibrata e piacevole, in cui abbiamo alternato arte, vita quotidiana e angoli tipici: il modo migliore per vivere Amsterdam senza fretta, lasciandosi sorprendere da ciò che appare tra una tappa e l’altra.

Giorno 8 – ultime passeggiate e scorci nuovi

Per l’ultimo giorno abbiamo scelto di girare in città senza un programma rigido.
Siamo partiti dalla Stazione Centrale, con la sua facciata neorinascimentale e ci siamo diretti lungo Haarlemmerstraat, una delle strade più vivaci e amate dagli abitanti di Amsterdam. Questa via è famosa per le boutique indipendenti, i negozi di prodotti artigianali, le piccole torrefazioni e i locali perfetti per una colazione lenta. È una zona che combina storia e creatività contemporanea, tanto da essere considerata una delle “strade dello shopping più cool” della città.

Proseguendo abbiamo raggiunto il Westerpark, un grande spazio verde con un’anima più “selvaggia” rispetto agli altri parchi. Qui si trova il Westergas, un ex complesso industriale riconvertito in hub creativo con caffè, birrifici e gallerie d’arte. È un luogo perfetto per osservare la quotidianità degli amsterdammer: troviamo chi fa jogging, chi legge sdraiato sull’erba, chi pedala verso lavoro.

Rientrando verso il centro storico ci siamo dedicati ad un piccolo itinerario a “caccia ai ponti”. Il primo è l’Aluminiumbrug, uno dei ponti più eleganti e fotografati della zona, con le sue linee chiare che si specchiano nel canale. Poi lo Staalmeestersbrug, un ponte basculante in legno bianco incorniciato da case tipiche: qui è stato scattato uno degli scatti più iconici di Amsterdam, proprio dal punto in cui si apre la visuale sul canale con le case storte sullo sfondo.

Uno dei punti più poetici della nostra passeggiata è stato il Groenburgwal, un canale tranquillo e romantico, famoso perché da qui si ha una delle prospettive più belle della città: il ponte e, in fondo, il campanile della Zuiderkerk che si riflette nell’acqua.

Abbiamo concluso la giornata a Chinatown, tra insegne orientali, mercati, ristorantini e profumi di spezie che escono dalle cucine. È un quartiere vibrante e colorato, che racconta perfettamente quanto Amsterdam sia una città aperta, multiculturale e sempre pronta ad accogliere nuove identità.

Vedere ad Amsterdam in 8 giorni – Dove mangiare ad Amsterdam

Mangiare ad Amsterdam significa scoprire una cucina sorprendentemente varia, fatta principalmente di influenze internazionali portate dalle tante comunità che vivono in città ma anche di piatti tradizionali. Dai mercati gastronomici moderni ai chioschi storici che servono aringhe e patatine croccanti, passando per i caffè di quartiere e i ristoranti affacciati sui canali, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Noi abbiamo cercato di provarle un pò tutte: un pranzo informale, una cena tipica o uno snack veloce ai chioschi di street food tra una visita e l’altra. Ecco quindi i miei consigli

  • Mercato di De Pijp per un pranzo veloce (tranne la domenica) in uno dei tanti chioschi di street food. Noi ci abbiamo pranzato diverse volte assaggiando il cartoccio di polpette fritte olandesi, le tradizionali patatine ma anche dei buonissimi noodles vegetariani.
    Prezzi molto convenienti rispetto a qualunque ristorante o pub al chiuso
  • Foodhallen market: sempre un mercato, sempre street food da ogni parte del mondo ma in questo caso al chiuso in un ex deposito dei tram. Se ci passate in bici, sappiate che al piano seminterrato c’è un enorme parcheggio gratuito
  • Per mangiare ottimi hamburger e scegliere tra una varietà di birre, nel quartiere Amsterdam Noord, vi suggerisco Oedipus Brewing, atmosfera rilassata, creativa e molto informale
  • Per mangiare il tipico smash Burger magari personalizzato, nel quartiere de Pijp si trova il Burger Bar. Non importa prenotare e si trova facilmente posto
  • Se volete gustare la cucina indo-suriname, il mix unico nato dall’incontro tra la tradizione indonesiana e quella surinamese, avrete l’imbarazzo della scelta. Si tratta di una cucina molto diffusa in città grazie alla storia coloniale olandese e oggi è considerato parte integrante dell’identità culinaria locale. I piatti sono speziati ma equilibrati, ricchi di sapori tropicali e ingredienti freschi. Noi abbiamo cenato (ben 2 volte) al ristorante Spang Makandaa sempre nel quartiere De Pijp.
  • Per una cena tipicamente olandese con piatti della tradizione, non è facile scovare un ristorante. Ce ne sono pochi e bisogna prenotare con largo anticipo. Noi abbiamo cenato in questo piccolo ristorante Holland Hap Hmm e abbiamo assaggiato la zuppa, il pollo alla birra e lo stufato.
  • Se la cucina orientale è la vostra passione, a Chinatown ma anche in Leidsedwarsstraat vi consiglio un bel piatto di noodle da Xi’an Delicious Food

Vedere ad Amsterdam in 8 giorni – Dove dormire ad Amsterdam

Per saperne di più sul nostro itinerario in Olanda e sapere dove dormire ad Amsterdam, leggi l’articolo completo qui: Due settimane in Olanda in bici, battello e treno: come organizzare un viaggio indimenticabile


Spero che il mio itinerario e i miei consigli vi possano essere utili per organizzare una vacanza alla scoperta di questa sorprendente città